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mercoledì 10 ottobre 2012

LA SCIENZA AL TEMPO DELLA FUSIONE FREDDA




Tutta la vicenda iniziata con la famosa conferenza stampa di Fleishman e Pons  a Salt Lake City nello Utah nel lontano 1989 ha aperto uno spaccato all’interno della Scienza che permette di inquadrarne meglio il significato. Gli uomini sono da alcuni decenni sotto  il potere sconfinato della scienza e il significato stesso della civiltà si identifica oggi con la tecnica. Ma come procede la scienza? Quali procedimenti possono essere definiti scientifici e quali no? E’ corretto che la scienza si occupi di fenomeni quali la cosidetta fusione fredda, o questi debbono essere catalogati come sciamanesimo o inganno?

Oggi che la religione ha perso importanza nella società contemporanea (a parte alcune aree del pianeta in cui la religione si identifica con interessi politici), le uniche verità ammesse sono quelle della scienza. Dice Hayek che ogni gruppo umano che si ritiene possessore di verità fondamentali si autocostituisce in potere e ogni potere, a sua volta, si autocostituisce in burocrazia. Anche la verità scientifica, come quella religiosa, ha la tendenza a divenire ideologia e da un paio di secoli gli scienziati fanno parte di lobbies di potere. Le ideologie, cacciate con difficoltà dalla porta della politica, rientrano dalla finestra della scienza.
In fisica oggi domina il modello standard e ogni modifica al modello deve rientrare in parametri che i fisici mainstream stabiliscono in maniera rigorosa e che solo loro possono dichiarare ammissibili. Chi propone modelli diversi secondo parametri non ammessi dalle lobbies universitarie e di ricerca che dispongono di fondi economici e potere politico, può appartenere solo a tre categorie: quella dello sciamano, o dell’incapace o infine del truffatore.
Habermas smontando dal punto di vista teoretico ogni fondamento metafisico della scienza, ha introdotto l’ipotesi che la scienza non sia altro che un sistema di verifica di proposizioni ed enunciati all’interno di comunità dei ricercatori ed esperti. Secondo Habermas la verità non ha come oggetto i contenuti materiali della conoscenza, bensì le loro  condizioni formali di garanzia e convalida: in pratica la verità diventa l’opinione ultima della comunità di ricercatori. Ma gli eventi accaduti intorno alla fusione fredda dimostrano che le cosidette comunità di ricercatori possono essere divergenti e con opinioni assai diverse da una comunità all’altra. Se poi alcune, quelle cosiddette ufficiali e accademiche, si autocostituiscono in “chiese” e in centri di potere è ovvio che anche la verità scientifica diventa, come in politica, l’opinione dei più forti. Sulla tendenza delle comunità di scienziati ad arrogarsi il monopolio della verità –come nei conflitti religiosi- non ci possono essere dubbi, basta considerare l’ostilità anche solo ad aprire ogni discussione sui fenomeni connessi alle LENR da parte dei fisici accademici, di cui l’ultimo episodio del divieto di concedere   i locali a scienziati che si occupano del settore per discutere di Lenr all’Università di Roma è paradigmatico delle censure che anche gli uomini di scienza sanno applicare.

Due filosofi della scienza hanno dato un contributo decisivo all’apertura del mondo della scienza alle discussioni e alla variabilità delle idee, in contrapposizione alla rigidità e alla chiusura della scienza ideologicizzata e “accademica”: Karl Popper e Paul Feyerabend.

KARL POPPER

Karl Popper è stato il filosofo della scienza che ha criticato questa tendenza di fondo del potere scientifico ad irrigidire le proprie teorie e a farne dei totem inattaccabili. Il fatto che le teorie vengano discusse all’interno di comunità di scienziati per cercarne ulteriore validazione non è giudicato sufficiente dal filosofo. Spesso le comunità scientifiche sono autoreferenziali e tendono a rafforzare le teorie senza sottoporle ad una critica stringente e quindi tendono a rafforzare anche gli errori che spesso sono in quelle teorie. Popper ha studiato un metodo che cerca di porre rimedio all’eccessiva rigidità delle teorie scientifiche, e a questo scopo parte dalla seguente considerazione: se una teoria non è influenzabile dall’osservazione empirica, allora NON E’ empiricamente valida.  Ma guardando al modo in cui procede la scienza Popper conclude che l’osservazione da sola non basta. L’osservazione SENZA FORMULAZIONE DI IPOTESI non è possibile e anzi non esiste, e quindi la conoscenza non comincia con l’osservazione. Basarsi solo sull’osservazione infatti conduce all’INDUZIONE  che è fonte di errori e di teorie non valide. Ogni osservazione presuppone un lavoro preliminare del pensiero che ponga le basi per una  validità empirica. Dice il filosofo che la conoscenza avviene per congetture e confutazioni, e le congetture non sono altro che ipotesi formulate all’interno di un sapere già strutturato nel pensiero. Ma affinché le ipotesi possano essere validate si devono sottoporre al pensiero critico il quale richiede che si debba cercare di confutarle. Le caratteristiche della confutazione devono anzi far parte strutturale della formulazione stessa delle ipotesi: se uno propone una nuova teoria deve stabilire anche le circostanze che la renderebbero falsa, e deve quindi esporre la teoria stessa apertamente alla verifica puntuale di queste circostanze. Popper dunque propone come criterio di scientificità di una teoria la sua FALSIFICABILITA’, cioè che essa ammetta  circostanze che ne comportano la confutazione. Se una teoria non è falsificabile, ipso facto non può essere definita “scientifica”. Che una teoria non sia scientifica, si badi bene, non vuol dire che sia inutile. Ad esempio la teoria atomica per lungo tempo è stata non falsificabile e quindi si potrebbe dire che è stata pre-scientifica, e tuttavia è stata una teoria  utile. La scienza cerca nella natura uniformità e presuppone che queste uniformità esistano. Solo le uniformità consentono le previsioni e la verifica delle previsioni consente il controllo delle ipotesi. Le previsioni però, come detto, non sono induzioni e debbono essere falsificabili. Ma chi ci dice che la natura sia effettivamente uniforme? Anche il concetto di uniformità e le uniformità che si ritengono dimostrate  debbono essere falsificabili. La scienza, conclude Popper, si può definire affidabile solo nel senso che non abbiamo un metodo più affidabile. L’affidabilità assoluta non esiste e la scienza non è affidabile in maniera assoluta.

Quindi ogni prosopopea e ogni sicurezza eccessiva di chi si ritiene depositario di verità scientifiche non è ammissibile, e la sicumera senza se e senza ma che manifesta chi si occupa di scienza non è un buon segno. E’ un pessimo indizio, invece, dello stato in cui versa la scienza contemporanea. Come ha detto il Professor Hagelstein durante l’esposizione dei risultati dei suoi esperimenti al Mit sulle LENR, non è comprensibile tutta questa ostilità preconcetta agli studi sulla Fusione Fredda, ostilità che si è manifestata da subito già nel 1989, subito dopo l’annuncio di Fleishmann e Pons. Si può capire che all’inizio l’ostilità fosse legata all’errore terminologico di Fleishmann che parlò –senza adeguati sostegni sperimentali- di “fusione” nucleare. Ma l’assoluta indisponibilità della scienza ufficiale a considerare con mente aperta l’ipotesi di lavoro e le verifiche sperimentali ha confermato che gli scienziati “ortodossi” si sono irrigiditi in teorie che consentono solo autoconferme ed escludono ogni ipotesi che vada contro l’ideologia scientifica sostenuta dal potere accademico.



PAUL FEYERABEND

Ma la vicenda della cosiddetta fusione fredda, al di là della sua conferma empirica o della sua falsità, viene illuminata dal pensiero controcorrente di un grande della filosofia della scienza: Paul Feyerabend. Nei suoi scritti si trovano una passione ed un’energia ineguagliata da altri filosofi della scienza. Riporto alcune osservazioni del filosofo tratte da una intervista a Vittorio Hosle.  Egli contesta alla radice che esista una regola metodologica per fare scienza, e si definisce un anarchico epistemologico. Nel suo libro più famoso, “Contro il Metodo”, nega che la scienza colga verità assolute e nega anche differenze sostanziali tra scienza e mito. Anzi, nella scienza, afferma, c’è molto di mitologico. Si parla di scienza senza saperne un gran ché, in particolare da parte dei filosofi della scienza. La scienza vuol cogliere regole in una realtà complessa, ma in realtà non possiede un metodo definito. Costruisce regole artificiali e poi pretende di definirle come scienza. L’idea che nella scienza si trovi un concentrato di verità è un’idea dei filosofi. La teoria dei quanti spiega alcuni fenomeni ma non abbiamo idea di quello che c’è nell’insieme. Ciò che crea difficoltà, dice Feyerabend, è la nozione stessa di verità. Non è come stare davanti ad un giudice, dove bisogna dire tutta la verità. Ad esempio la teoria dei quanti e la teoria della relatività di Einstein sono in conflitto tra loro. Eppure tutte e due spiegano dei fenomeni e appartengono a ciò che definiamo scienza. Ciononostante sono in conflitto tra loro e inconciliabili. Che possiamo dire allora della verità? Che ha carattere matematico? Ma affermare che la verità ha carattere matematico è una teoria scientifica? Se uno scienziato, ad esempio,  introduce concetti qualitativi,  subito i matematici lo assalgono per trasformare le sue teorie in formule matematiche. Assegnare numeri a parametri qualitativi può essere non confutabile.  Poincaré cercò di introdurre concetti qualitativi nella scienza. Ma metodologie in conflitto producono tautologie. Konrad Lorenz ha un approccio completamente diverso: seguiva ad esempio delle anatre per i campi facendo osservazioni occasionali di loro comportamenti. Che criterio scientifico ha Lorenz?

Uno dei risultati della teoria dei quanti è che non è possibile stabilire una posizione ben definita di una particella. Nella teoria della relatività è assunto che  la posizione di una particella è invece perfettamente determinabile. Ambedue sono considerate teorie scientifiche. Questo dimostra che la scienza è una chimera. Che significa che una teoria è veritiera? Che possiede la verità? E’ possibile un discorso della scienza sulla verità? Una teoria è veritiera se scopre una uniformità nella natura? Oppure se dimostra coerenza con le teorie precedenti? Tutto ciò non ha senso.

Feyerabend attacca a testa bassa la regola della coerenza delle teorie: "La condizione della coerenza, la quale richiede che le nuove ipotesi siano in accordo con teorie accettate, è irragionevole, in quanto preserva la teoria anteriore, non la teoria migliore". Egli sottolinea che l'insistere sul requisito che le nuove teorie siano coerenti con le vecchie fornisce un irragionevole vantaggio alle teorie più vecchie. Il punto essenziale è, nel suo pensiero, che la compatibilità con una defunta teoria precedente non rende una nuova teoria più valida né più vera delle teorie rivali sullo stesso argomento. In altre parole, se si deve scegliere tra due teorie che abbiano lo stesso potere esplicativo, scegliere quella che è compatibile con una teoria più anziana, precedentemente falsificata, è una scelta estetica più che razionale.

Oggi abbiamo bisogno di  dedicare tutti gli sforzi possibili per rivedere il nostro discorso sulla scienza. Siamo assediati dai rifiuti prodotti dalla scienza. E’ con la scienza che il mondo è arrivato al punto di non ritorno e la civiltà si sta avvitando su se stessa. Il mondo soffoca per i rifiuti. Per toglierli abbiamo bisogno degli scienziati che li hanno prodotti. Non è possibile ripulire il mondo rinunciando alla scienza. Il mito in passato ha rischiato di portare il mondo alla distruzione. Ma la teoria scientifica può essere oppressiva come il mito. Ci sono diversi tipi di mito come ci sono diversi tipi di scienza. C’è stata un’epoca in cui discutere di scienza era discutere di sistemi scientifici, discutere di affermazioni chiare e dimostrate, e mettere ordine nella scienza era mettere ordine in queste affermazioni. Tutto in maniera aperta, chiara e verificabile tra i vari operatori. Ma oggi la scienza è molto cambiata. Fare esperimenti oggi  spesso richiede impianti industriali molto complessi e costosi, e gli operatori devono accettare compromessi (non c’è denaro sufficiente) e cambiare approccio. Si parla di “conoscenza testata” e il ricercatore ha a che fare con strumenti come un pilota di  auto da corsa o di areoplani. Il livello sperimentale oggi costituisce un’area a se e il passaggio tra il livello sperimentale e il livello teorico include molti elementi diversi, temi arbitrari, aspetti discutibili. Si procede spesso per approssimazioni. La scienza è frantumata in scienze diverse, scienze teoriche, scienze degli esperimenti, scienziati che operano su alcuni o su più versanti.  A volte è necessario un accordo “politico” tra diversi “partiti” in cui uno cede un po’ di qua e un po’ di là e si arriva a qualcosa di pubblicabile. Quanto afferma Feyerabend è facilmente verificabile oggi con le cosiddette energie rinnovabili, con l’influenza politica che le sostiene, con i compromessi che si rendono necessari. Per non parlare del nucleare, in cui la verità scientifica è variabile da paese a paese.  Continua Feyerabend portando l’esempio di Newton il quale concepiva la scienza in una ben strana maniera. Constatando infatti in base a calcoli  che le orbite di Giove e Saturno tendevano con il tempo a divaricare e, al contrario, che le misure osservazionali concludevano per una costanza delle orbite, il grande scienziato affermò, con tutta serietà, che Dio interveniva periodicamente a rimettere a posto le cose raddrizzando le orbite dei due pianeti. E’ la famosa teoria del “dito di Dio” che interviene a correggere le imperfezioni del mondo. Ma le difformità della scienza non riguardano solo l’epoca di Newton. Quando fu formulata la teoria meccanica ondulatoria nella fisica quantistica si credette che le particelle avessero natura ondulatoria. Questo era in contraddizione non solo con la teoria matriciale della fisica dei quanti di Heisenberg e Borg, ma anche con la teoria di Einstein della relatività. Erwin Schrodinger che aveva formulato la teoria ondulatoria non ritrattò e decise di lavorare con la vecchia teoria, ottenendo risultati migliori. Dunque, dice Feyerabend, confutare una teoria a volte è conveniente. La falsificazione delle teorie si dimostra utile per fer progredire le conoscenze, ma Popper sbagliò a considerarla come UNICA e che servisse sempre quella, assolutizzandola. La falsificazione è uno strumento, ma ne servono altri. Molte delle regole, apparentemente ben congegnate, trovate dai ricercatori, non si adattano ai casi reali.  A volte succede che le teorie GOFFE corrispondono meglio ai fatti e alle previsioni rispetto a quelle ELEGANTI. Alcuni, analizzando una teoria dicono che si tratta di una BRUTTA teoria, e spesso scelgono quella che loro ritengono giusta in base a preferenze personali.  In questi casi le scelte avvengono con criteri  estetici.  La conoscenza del medico è molto più dispersa rispetto a quella del biologo molecolare. Questo ha conoscenze più precise, ma non si può dire quale conoscenza è migliore:  sotto certi aspetti è meglio quella dell’uno, ma sotto altri aspetti è meglio quella dell’altro. Per vincere i Nobel spesso va bene quella del biologo molecolare, ma per curare la persona spesso è meglio quella dispersa e probabilistica del medico. Inoltre i criteri delle teorie sono spesso in contraddizione tra loro.  Vediamo ad esempio, afferma Feyerabend, il criterio della corrispondenza (tra teoria e fatti) e il criterio della coerenza (tra teorie considerate valide).  La teoria migliore, saremmo portati a pensare, è quella che soddisfa ambedue. Ci sono scienziati che non condividono nessuno dei due criteri. Se uno crede che ci sia un dio che ha creato l’universo per l’uomo e le sue esigenze, allora la verità è evidente nelle cose che accadono, si tratta quindi di una visione empirista. Se invece si è agnostici e si pensa che l’universo è una beffa di un dio distante e indifferente, allora l’uomo non può conoscere la verità. In questo universo è inutile cercare la coerenza. Ma se non vi è una coerenza di insieme, a volte vi sono soluzioni conoscitive per aspetti limitati.  Quindi taluni ricercatori potrebbero ottenere successi senza avere basi metafisiche generali ( a questo riguardo  Feyerabend  è stato profetico sul caso delle Lenr).  Molti parlano di istinto, istinto del grande scienziato. Ma a volte grandi scienziati a forza di usare l’istinto sono andati a sbattere nel nulla scientifico.  Così Einstein che ha cercato di formulare una teoria del campo unificato senza avere successo. Newton è stato certamente un grande scienziato, ha ricercato nella fisica, nella astronomia, nell’alchimia. Eppure avanzò la teoria del dito di Dio. Secondo il grande scienziato Dio era un padre che si prende cura delle creature e agisce continuamente nel mondo. Ciò non era vero per Liebnitz che credeva a un dio a volte distratto o che non sapeva bene cosa volere, sebbene animato da saggezza e bontà. Galileo è un grande scienziato ma fece ipotesi sbagliate. Credeva che con la dimostrazione si stabilisce la verità di una teoria, che con la dialettica si possano cercare accordi tra argomentazioni diverse. Ma riteneva utile anche la retorica che sfrutta le debolezze dell’avversario. Copernico fu abbandonato nel momento in cui le sue teorie furono accettate. Come Galileo, a volte è con la retorica che il grande scienziato porta avanti le sue teorie. Tycho Brahe, che negò la realtà delle sfere celesti, non esiste per Galileo. Egli rimane ancora nel sistema geocentrico, e Galileo lo irrideva. Era una mossa retorica, Galileo rifiutava qualsiasi autorità extra-scientifica. Ma Tycho Brahe fu fondamentale per preparare la scienza successiva e il tentativo di avere una buona convivenza con il programma teologico dell’epoca rientrava in un sano realismo. Feyerabend non accetta la pseudo serietà della vita accademica. E’ assolutamente necessaria oggi una netta separazione tra scienza e stato. Nelle scuole pubbliche finanziate dallo stato non deve essere insegnata la religione (solo nelle private).  La ricerca deve essere finanziata e insegnata da canali diversi, non dal solo stato che finanzia per i propri scopi, né solo dai baroni accademici che assegnano denaro a progetti scientifici “buoni” solo perché porta denaro agli staff loro afferenti. Non bisogna lasciare il monopolio della ricerca allo stato o ai grandi poteri. Gli scienziati migliori sono quelli aperti e consapevoli delle alternative ( come quelli del Mit di Boston, non come quelli della Sapienza di Roma…mi viene da aggiungere).  Conclude Feyerabend che nella scienza qualsiasi cosa può andar bene, è meglio una molteplicità delle teorie contro uno stupido DOGMATISMO, causa di una assoluta MEDIOCRITA’.
 PAUL FEYERABEND

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