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martedì 24 aprile 2018

Il legno storto dell'umanita'

C'e' da chiedersi del perche' la presenza umana sulla terra e' stata fino ad oggi una presenza contro la natura. Presenza umana significa deforestazione,cemento, inquinamento, veleni, assassinio di animali e di specie. Questa intossicazione planetaria determinata da Homo e' oggi clamorosamente evidente nel surriscaldamento atmosferico e nella patina di particolato che ricopre le terre emerse e nei continenti di plastica che galleggiano negli oceani. Fenomeno del tutto nuovo nell'ultimo secolo e' la mostruosa crescita delle nuove strutture antropiche che chiamiamo Megalopoli e che in ogni parte del globo si stanno espandendo alimentate dalla esplosione della popolazione umana degli ultimi decenni. C'e' da chiedersi cosa c'e' di malato nel modo di essere dell'uomo e nel suo modo di stare nel mondo per determinare questa malattia della terra, oggi definita apertamente cancro del pianeta. Per quale follia il cervello umano appena vede uno spazio verde, una foresta, una spiaggia, una montagna,uno specchio d'acqua dolce, un luogo incontaminato in cui le specie viventi convivono rigogliose, e' portato a distruggerlo, a scavarlo, a gettare fondamenta, moli, porti, a scaricarvi inquinanti, a traforarlo con tunnel, a spianarlo con ruspe, a ricoprirlo con colate di cemento, a farne un luna park turistico, a innalzare tralicci, a impiantarvi seggiovie e piste artificiali, ad asfaltarlo,a sondarlo con trivelle, ad estrarne elementi, a riempirlo di rifiuti, a bruciare, verniciare, edificare, affumicare, ecc. Da dove viene questa perversione che fa di Homo l'assassino del pianeta terra, il suo distruttore?
Di fronte al disastro dell'Europa devastata dal nazifascismo,nel 1944 in piena seconda guerra mondiale, Adorno e Horkheimer si chiedevano nel loro libro "Dialettica dell'Illuminismo" scritto in collaborazione, dove il pensiero umano aveva fallito. Perché' la razionalità illuminista e la scienza avevano portato alla distruzione dell'Europa e ad una società' basata sul contrasto con la natura, con valori come il profitto economico fine a se stesso e le ideologie del progresso a scapito dell'ambiente. La loro riflessione era impietosa: il totalitarismo insito nell'illuminismo non era solo quello della degenerazione nazifascista, ma anche quello della violenza con cui il capitalismo occidentale portava alla mercificazione dell'uomo e allo sfruttamento consumistico delle risorse naturali.E non era da meno il comunismo che aveva trasformato l'uomo in una cosa sotto il dominio di una ideologia totalitaria. Così i due pensatori della scuola di Francoforte, di fronte alla devastazione della guerra mondiale, avevano per la prima volta criticato il pensiero occidentale come si era andato configurando dopo l'epoca positivista e lo sviluppo della scienza. Non era un caso che questo fosse culminato nella esplosione della bomba atomica, a simboleggiare la violenza che animava la società' nata dall'illuminismo. L'uomo era finito in un vicolo cieco. Quel che ci sta davanti oggi, con la crisi ambientale planetaria, e' solo la conclusione di quel percorso senza uscita.
Il 900 era stato il secolo dell'avvento della società' di massa, una società' basata sulla manipolazione e sull'indottrinamento della coscienza. Il cielo veniva spogliato dal divino e i diritti assoluti dell'uomo prendevano il posto di dio. Il consumismo e il profitto è il nuovo catechismo. L'esplosione demografica trasformava l'uomo e il pianeta preparando la crisi ecologica attuale. Una crisi radicale dove e' in gioco il significato della presenza umana sulla terra e la sopravvivenza della natura, uomo compreso. Nella dialettica dell'illuminismo viene analizzato l'aspetto violento del pensiero occidentale: l'illuminismo e' totalitario più di qualunque sistema, dicono gli autori, che scrivevano dagli Stati Uniti dove erano dovuti riparare. Un pensiero che calcola, che riduce le cose a numero, che si basa sulla potenza della tecnica fine a se stessa, che trasforma l'uomo in una cosa tra le cose, puro oggetto scientifico senza altri significati e, persino, avulso dalla sua storia in un eterno presente. Persino nella attuale esaltazione esasperata dei diritti umani, in cui il valore della vita e della presenza umana e' posto al di sopra di tutta la natura, e' possibile ritrovare una violenza distruttiva che il pensiero politicamente dominante vuole nascondere dietro gli slogan sul progresso e sulla crescita. Nel testo di "Dialettica dell'Illuminismo" e' contenuta la famosa interpretazione dell'episodio di Ulisse e le sirene. Ulisse e' l'uomo moderno legato indissolubilmente alla tecnica e timoroso di ricadere nel passato, nella dipendenza dalla potenza del mito. Il destino di Ulisse e' si quello di salvarsi dal naufragio nel nulla della propria appartenenza al mondo animale. Ma ad un prezzo alto: quello di essere dominato dal potere della razionalità' scientifica che lo reifica e ne fa una parte della nave, cioè' della tecnica che lui si illude di dominare.E il viaggio di Ulisse non e' più' quello di un ritorno a casa, ma un viaggio verso l'ignoto.I suoi compagni, con le orecchie tappate, assorti nella prassi, sono insensibili alle bellezze della natura e Ulisse, l'uomo della scienza, ascolta l'armonia del canto ma e' impotente, legato sempre più' stretto all'apparato tecnico della nave. (Per una più' completa trattazione dell'episodio di Ulisse vedi il post su questo blog: http://sovrappopolazione.blogspot.it/search?q=la+nave+di+ulisse).
Alla fine la denuncia di Adorno e Horkheimer della deriva nichilista dell'illuminismo si e' rivelata tristemente esatta. Il risultato di questo pensiero e di questa cultura occidentale ci sta oggi davanti in tutta la sua devastante evidenza: un pianeta inquinato, avvelenato in ogni parte, cementificato, plastificato, surriscaldato e con le specie viventi diverse da Homo in accelerata scomparsa. E' la fine della natura e il collasso dell'ambiente planetario, mentre i numeri della specie umana raggiungono la patologia.
Nel momento in cui il pensiero occidentale diviene il pensiero unico planetario, la follia di Homo diviene evidente nelle sue conseguenze distruttive. Globalizzazione e' oggi sinonimo di deforestazione, industrializzazione, agricoltura meccanizzata e produzione di massa. Il simbolo della globalizzazione sono le megalopoli e i centri commerciali. La profezia contenuta in dialettica dell'illuminismo si e' drammaticamente avverata. Persino il pensiero ecologista e' diventato un fiore di plastica piantato su un blocco di cemento.

sabato 7 aprile 2018

Energia: la rivoluzione diventa italiana

Il reattore ITER in costruzione a Cadarache (Francia)
A pochi chilometri da Roma, a Frascati, sta per nascere il DTT (Divertor Tokamak Test) una piccola centrale a fusione nucleare che avrà il compito di studiare i carichi termici del plasma sulle strutture del tokamak, la camera toroidale contenente il plasma di reazione della fusione. Tempo di realizzazione 6 anni. Ad ospitare la centrale si sono candidate molte regioni italiane (Lombardia, Veneto, Toscana,Abruzzo, Puglia) ma è il Lazio che è stato scelto da ENEA. La costruzione vedra' l'investimento di 500 milioni da parte del consorzio internazionale incaricato del progetto e un indotto complessivo di due miliardi e 1600 posti di lavoro. L'impegno italiano sulla fusione non finisce qui. E' in Liguria presso la Leonardo che si stanno costruendo i supermagneti per il confinamento del plasma che andranno a far funzionare ITER, il mega reattore a fusione in costruzione a Cadarache in Francia e finanziato da molti grandi paesi come Europa, Usa, Cina e India. Anche per Iter è la tecnologia italiana che eccelle con i suoi contributi: l'Italia produrrà sia i supermagneti per il confinamento del plasma che le superfici di rivestimento interno delle camere toroidali. Infine, la notizia è di alcuni giorni fa, l'Eni è entrata con 50 milioni nel progetto Sparc del MIT americano con l'intento di accorciare i tempi rispetto a ITER: 15 anni per la realizzazione di un nuova macchina tokamak più piccola e più efficiente con produzione di energia elettrica da fusione operativa, invece del 2050 previsto dagli ingegneri di ITER. Praticamente si tratta di un salto temporale che potrebbe cambiare la storia della Terra e della presenza umana su di essa in meno di venti anni. Lo Sparc si basa su una nuova tecnologia dei magneti che implica l'uso di superconduttori ad alta temperatura (meno 200 gradi, invece dei meno 270 dei supermagneti classici alle leghe di niobio e titanio). Questi superconduttori utilizzano l'ossido di ittrio, bario e rame e furono scoperti negli anni 80 da Karl Muller e Jhoannes Georg Bednorz, a cui per la loro scoperta fu conferito il Nobel per la fisica nel 1987. Questi nuovi magneti basati sui superconduttori ad alta temperatura permettono la costruzione di reattori a fusione 65 volte più piccoli rispetto ad Iter e più potenti nel confinare il plasma. Una volta ottenuto un sistema di confinamento del plasma affidabile, si apre la strada all'energia da fusione per l'uso quotidiano e commerciale. L'idrogeno e i suoi derivati (deuterio e trizio) sono il combustibile ubiquitario ed inesauribile, e l'energia ottenibile dalla fusione e' come quella delle stelle: infinita. Non vi sono scarti radioattivi come nelle centrali a fissione. Nessuna emissione di carbonio. Questa tecnologia permette quindi di aprire scenari imprevedibili. La disponibilità' di energia carbon-free risolve il problema del riscaldamento atmosferico planetario. La non dipendenza da fonti energetiche strategiche localizzate solo in determinati paesi rende potenzialmente universale l'uso della nuova energia e indipendenti le economie delle varie zone del globo. La fine della disuguaglianza nella disponibilità' delle fonti energetiche contribuiràe all'uguaglianza economica delle varie aree del pianeta. Questo consentirà di abbattere le differenze e ridurre la necessita' delle migrazioni di popolazioni svantaggiate. Uno sviluppo economico diffuso ed equo su tutto il pianeta e' inoltre la condizione per impostare una politica di rientro demografico sostenibile economicamente e politicamente. La fusione renderà' inoltre obsolete le altre energie rinnovabili la cui produzione di energia e'costosa, poco efficiente e limitata e soggetta a variazioni in base alle condizioni meteorologiche. Scompariranno così' dal paesaggio torri eoliche, pannelli solari, dighe in cemento per l'idroelettrico ecc.
La rivoluzione tecnologica della fusione e' in grado di dare quella svolta che puo' portare il pianeta fuori dalla crisi ambientale senza passare per eventi catastrofici. Fondamentali per gli scenari futuri saranno le altre rivoluzioni tecnologiche in atto o che stanno per partire. L'uso infatti della intelligenza artificiale, dei sistemi robotizzati di produzione e i robot destinati alla assistenza e servizi, sono condizioni che -insieme all'energia pulita inesauribile- possono consentire il rientro demografico senza devastanti crisi economiche, mancanza di forza lavoro, carestie alimentari e guerre per le risorse. I processi produttivi e commerciali, grazie alla rivoluzione tecnologica, possono continuare a funzionare pur in presenza di una curva demografica in rallentamento e una società per alcuni decenni destinata ad essere composta in prevalenza di anziani, come quella tanto temuta dai demografi e indicata come società' delle culle vuote. La possibilità' di mantenere e migliorare in maniera uniforme il livello di vita delle popolazioni su tutto il pianeta potra' consentire quei fenomeni sociali legati al benessere (liberazione e istruzione della donna, scolarizzazione oltre l'adolescenza, miglioramento dei servizi sanitari, sostegno alla popolazione anziana ecc.) che favoriscono la riduzione dei tassi di natalità' e la procreazione consapevole.
Con queste importanti mosse sul tema della fusione le imprese e le istituzioni scientifiche italiane si situano ai primi posti nella corsa alla realizzazione dei prototipi e poi nella produzione e commercializzazione delle centrali operative.Fa una certa impressione vedere come l'Italia, politicamente in crisi e senza governo, con un sistema politico da paese del terzo mondo, stia almeno concorrendo con la sua ricerca tecnologica in modo sostanziale ed efficace nello sviluppo della nuova energia che tra qualche decennio rivoluzionerà' il pianeta.

lunedì 12 marzo 2018

Il cancro invade le alpi

L'Ecomostro "Porta della Neve" nel Cuneese
Il grigio cancro del cemento sta invadendo tutta la pianura padana, le altre pianure italiane, le coste ridotte ad una continua devastante muraglia di case. Relativamente indenni dalla devastazione erano rimaste le Alpi, in cui la patina grigia del cancro si era estesa principalmente alle valli. Ora sta cambiando tutto anche li' e l'antropizzazione si sta per mangiare le vette innevate, i boschi verdi con gli ultimi cervi e scoiattoli. L'assalto e' violento, passato sotto silenzio dai media, ma violento con consumo di suolo rapido e privo di scrupoli(un suolo di grandissimo valore naturalistico). Progetti piccoli e grandi sono in corso di realizzazione, con le infrastrutture connesse, gli abusi, i condoni che si tirano dietro, mentre la ferita e lo sfregio al territorio montano prosegue devastante in un doloroso silenzio. Cinquantamila chilometri quadrati, dalle alpi Marittime alle Giulie, sono stati cementificati quasi al 50 % negli ultimi sette anni con 205 mila ettari di territorio montano urbanizzati (dati dell'Ispra). Un insieme di strade, di villette a schiera, di palazzi degni di megalopoli, di palazzi alti come grattacieli che c'entrano con il paesaggio montano come i cavoli a merenda, di centri commerciali, di villaggi turistici, di case sparse, di impianti sciistici e strutture di risalita, di hotel, di parcheggi multipiano, di deforestazioni, di strade tra i boschi, di piazzali, di sventramenti di terreno, di lottizzazioni ai margini dei centri abitati in espansione continua come metastasi della malattia umana. Il Ministero dell'ambiente che dovrebbe tutelare il tesoro naturalistico delle Alpi e' silenziosamente complice. Nei Comuni montani non esistono disposizioni che attuino la tutela del paesaggio e limitino il consumo di suolo . L'applicazione della Convenzione delle Alpi e' lettera morta, e il governo nazionale e' preso dall'interesse su ben altri fronti (come lo ius soli). Nel 1991 infatti gli otto stati che hanno le Alpi nel loro territorio, firmarono un accordo con l'obiettivo di proteggere il patrimonio naturalistico montano. L'Italia se ne e' bellamente fregata ed ha pensato ad altro, favorendo costruttori e speculatori. Ci ha messo venti anni ad approvare i protocolli che rendono valida la Convenzione delle Alpi. Anche quei protocolli sono rimasti inapplicati. Il monitoraggio degli interventi edilizi e infrastrutturali, preciso nel trattato, non e' stato mai realizzato, lasciando le alpi al loro destino: soffocare sotto un manto grigio e impermeabile, sostituendo i boschi con il cemento, preparando così' future tragedie. Ma la tragedia più' grande e' la bruttezza, lo sfregio antropico basato sull'ideologia dominante al tempo della globalizzazione: la stupidità di Homo. Al posto delle cime innevate, dei boschi e delle valli verdi abbiamo così' il frutto di tanta solerzia antropica: inutili colate di cemento con affaccio sulle piste da sci - tra l'altro desolate per la mancanza di neve, per la crisi, per l'eccesso di offerta, per la mancanza di una base economica alla speculazione pura-. Rimangono degli osceni ecomostri in luoghi dove uno si aspetterebbe la natura incontaminata, i camosci, gli scoiattoli, i cervi montani, le bianche vette. Ecomostri dai nomi accattivanti: Betulla, Genziana, o divertenti come Pisolo, Brontolo; nomi che nascondono una realtà' orrenda: giganteschi casermoni di cemento dai muri scrostati e crepati, strade dissestate, vetrate frantumate e il tutto in degrado e abbandono tra macchie di umidità', pozzanghere e muri crollati. Vengono abbattuti boschi, asfaltati prati fioriti, traforate montagne, disseccate fonti millenarie.
Gli antichi Greci consideravano le fonti tra i boschi o alle pendici di montagne come divinità, e ne facevano delle dee che veneravano con rispetto. Noi con la nostra evoluta società consumistica ne facciamo delle fogne ostruendone le polle con colate di asfalto o inscatolandole in condotti di cemento. Alla stupidita' e alla mentalità' criminale si aggiunge la beffa: questi speculatori sono incapaci di speculare, ma sono bravissimi nel devastare inutilmente i luoghi più belli in un delirio di pura malvagità' fine a se stessa. Il complesso "Porta della Neve" a Viola nel cuneese era destinato, alla fine degli anni 70, a divenire uno dei centri turistici più' grandi d'Europa con cinema, teatro, pizzerie, centro benessere, palestre, farmacia. Poi vennero i fallimenti, i sequestri, la mancanza di neve, l'abbandono con lo sfregio permanente e irrecuperabile all'ambiente. La regione penso' all'abbattimento. Poi la saggia decisione: risparmiare i soldi necessari all'abbattimento o al rilancio e lasciare le cose come stanno. E su tutta la valle e' come se ci fosse passato un conflitto, una specie di Mosul sulle Alpi, rovine abbandonate e un territorio divenuto oscena testimonianza della capacita' umana di assassinare la natura. Assassinare Inutilmente. In Val Tanaro villette a schiera affacciate sulle discese degli sciatori vicine al mare ligure. Il mercato ha condannato tutta l'operazione lasciando il progetto realizzato a dimostrazione perenne di quello che era: pura speculazione cementifera con una crosta di cemento e asfalto a lastricare la valle alpina. Il tutto preda dell'abbandono e del fallimento: le villette non hanno trovato compratori e non le vuole nessuno, nemmeno regalate. Ma le imprese costruttrici non si sono arrese, basta spostarsi di alcuni chilometri e riprendere a costruire nelle verdi valli boscose e vicino alle vette, distruggendo tutto. L'orrore antropico prosegue senza soste, mai imparando dagli errori passati. La cementificazione delle alpi prosegue come nulla fosse e decine di migliaia di progetti sono in via di attuazione senza che nessuno (ne' stato, ne' regione, ne comuni) si oppongano. Così ai mostri e ai fallimenti del passato si aggiungono sempre nuove devastazioni delle Alpi, nel silenzio generale.

lunedì 26 febbraio 2018

Conferenza su popolazione e riscaldamento globale

Il malato e' grave ma e' ancor più grave che i medici al suo capezzale continuino a sbagliare diagnosi. L'obiettivo dell'accordo di Parigi di contenere il riscaldamento atmosferico ad 1,5 gradi sta fallendo. La temperatura del pianeta continua a crescere e sembra insensibile a tutti i tentativi di invertire la tendenza. I grandi esperti del clima si guardano l'un l'altro attoniti: perché' non si riesce a ridurre le emissioni di CO2? Eppure l'uso delle rinnovabili va a gonfie vele, anzi la Cina e' divenuto il primo produttore al mondo di pannelli solari e di torri eoliche e le piazzano in gran parte nei paesi occidentali (primi acquirenti gli Usa e la Germania). Quanto a loro si sacrificano bruciando ancora carbone e petrolio in milioni di tonnellate. Ma hanno promesso che tra circa un secolo si adegueranno. Quando Trump ha letto questi impegni sull'accordo di Parigi e' andato (giustamente) su tutte le furie prendendosela con Obama che li aveva sottoscritti in quei termini. L'Europa, che ha subodorato la fregatura ma per motivi politici fa finta di crederci, ufficialmente fa propaganda per le rinnovabili, ma in silenzio fa accordi miliardari per importare gas e petrolio. L'Italia e' talmente attiva con le sue piattaforme e trivelle che rischia un conflitto con la Turchia, e con l'Egitto ha firmato un contratto di estrazione passando sopra il caso Regeni. Gli ambientalisti non sanno spiegarsi il motivo per cui il riscaldamento continua a crescere, e le preoccupazioni per i poli e il livello dei mari non li lascia dormire. La risposta al quesito sulla inutilità delle varie conferenze sul Clima tuttavia e' più' semplice di quel che credono i verdi dal pensiero politicamente corretto. Il motivo del riscaldamento inarrestabile e' la loro ottusità': il non voler vedere quello che e' evidente a tutti.
La popolazione mondiale continua a crescere. E con la popolazione crescono i consumatori, cioè gli emettitori di Co2. Da qui al 2050 ci saranno due miliardi di emettitori di CO2 in più sulla faccia del pianeta. L'Africa passera' da 900 milioni a due miliardi e mezzo di umani e l'Asia insieme al medio oriente ci regaleranno un altro miliardo e mezzo di sapiens. Per un totale planetario di 11 miliardi (certificato persino dall'Onu). Questi nuovi cittadini del pianeta non si accontenteranno di camminare scalzi e abitare in tuguri di paglia. Pretenderanno l'automobile e di abitare in palazzi di cemento ben riscaldati o refrigerati. E non si limiteranno a mangiare bacche e radici di arbusti ma vorranno anche loro una alimentazione proteica di qualità'(sembra che gli immigrati che arrivano da noi non gradiscano molto i vermi e pretendano bistecche e pesce) . Il problema della crescita esplosiva della popolazione dei consumatori per i geni dell'ambientalismo ufficiale non conta minimamente, e preferiscono ignorare l'argomento e continuare a prendersela con i motori a scoppio e con la produzione industriale. Il che significa preoccuparsi delle conseguenze ma non della causa.
Ma qualcosa comincia muoversi e qualcuno comincia ad aprire gli occhi. Il prossimo 3 marzo a Londra presso la Conway Hall (25 Red Lion Square) si terra' la Conferenza di Population Matters su "Popolazione e Riscaldamento Globale". All'evento parteciperanno come relatori il Direttore di Population Matters Robin Maynard, l'ambientalista Sara Parkin, il giornalista del Guardian John Vidal, il documentarista e divulgatore Adrian Hayer ed altri ecologisti non affetti da cecità ideologica. E' possibile registrarsi e partecipare on line alla conferenza direttamente dal sito web di Population Matters. Obiettivo della conferenza e' -per la prima volta in modo così chiaro- denunciare l'impatto della crescita inarrestabile della popolazione mondiale sul riscaldamento atmosferico, e di sottolineare come sia necessario combattere oltre alle emissioni di anidride, anche l'eccessiva crescita del numero degli emettitori. Senza di che, lo stupore degli ambientalisti continuerà' a crescere insieme ai gradi di riscaldamento. I verdi mainstream ovviamente ignorano la conferenza e cercano di silenziare la cosa con il solito ritornello. Sostengono infatti che la crescita della popolazione in paesi come la Nigeria (da 150 a 950 milioni entro questo secolo) o come il Bangladesh (raddoppio della popolazione entro il 2050) non impatta sul clima perché' il consumo pro capite in quei paesi e' molto inferiore al nostro. Ma il ritornello funziona sempre di meno. Infatti le nuove popolazioni di giovani africani ed asiatici non sono più disposte ad aspettare gli aiuti che le varie Ong gli scaricano dagli aerei e dalle navi. Lo sviluppo se lo vanno a cercare direttamente in occidente e non sono disposti ad arrestarsi di fronte a nessun confine. Quanto alla arretratezza economica dei loro paesi di origine non può essere più considerata motivo di basse emissioni. Infatti i giovani si sentono cittadini globali e vogliono crescere e svilupparsi: i consumi cresceranno rapidamente anche nei loro paesi (e con impatti ambientali spesso più devastanti rispetto all'occidente) e, dove non cresceranno, saranno le popolazioni a spostarsi. La globalizzazione dei consumi non e' letteratura ma realta' e solo i verdi si immaginano romanticamente che i nigeriani e i bengalesi continueranno a fare i pastori e a coltivare patate in terre sempre più' aride. La crescita della popolazione mondiale è una variabile impazzita che farà fallire ogni tentativo di ridurre le emissioni di CO2 finché verrà ignorata delle varie conferenze Cop che si sono finora succedute. Con l'iniziativa di Population Matters finalmente si comincia a discutere di demografia e dell'impatto devastante che la crescita demografica avrà' sul riscaldamento globale del pianeta. Se non arrestiamo la devastante esplosione demografica di Homo la temperatura globale continuerà' a salire ben oltre il grado e mezzo che gli utopisti di Parigi avevano sognato.

mercoledì 7 febbraio 2018

Le tristi elezioni italiane

Non credo di aver mai assistito ad una campagna elettorale più spenta di questa. Non so perché ma tutte le facce dei principali candidati mi sembrano tristi, come tragici mascheroni. Berlusconi appare una mummia con lo sguardo perso e non ride più come rideva nel 94. Ha una fissità che oserei definire parkinsoniana. Leggo nella sua pupilla questo interrogativo: ce la faccio ancora o non ce la faccio più? (e non credo che la questione riguardi il governo). Anche la vispa Meloni ha un qualcosa di tragico che la accomuna ai clown di certi circhi di periferia in dismissione con gli animali vecchi che si fatica a far uscire dalla gabbia per lo spettacolo. Salvini mi sembra uno appena sceso dal camion che fa una pausa prima di ripartire con il suo carico. Renzi ha l'aspetto di uno che è sopravvissuto al terremoto e che mostra una euforia parolaia senza senso. Parla sempre di futuro ma è inesorabilmente ancorato ad un breve passato che puzza di bruciato. Non riesco a ricordare gli altri del PD: facce neutre che non si fissano nella mente. Ricordo solo la Boschi e il suo spaesamento. Quanto a Grasso mi da molta tristezza per quel suo bloccarsi con un groppo in gola appena sta per dire qualcosa di sensato, evidentemente colpito lui stesso dalla rarità del fenomeno. Su Bersani e D'Alema stendo il velo pietoso che copre i vecchi mobili di una casa invenduta. Il vecchio padrone è finito all'ospizio e la casa è in malinconico abbandono. Un discorso a parte merita il candidato Di Maio. Ho fatto un esperimento: ho chiuso l'audio mentre il soggetto parlava esponendo il suo programma. Ho trovato una forte dissociazione tra lo sguardo, perennemente interrogativo, e la zona orale impegnata ad esprimere concetti non collegati con lo sguardo. La composizione tra parte superiore ed inferiore del viso era impossibile nel momento in cui l'esponente 5 stelle sorrideva: la bocca ridente voleva essere rassicurante ma gli occhi allarmati indicavano una vulnerabilità di pensiero preoccupante e inquietante. Riattivando l'audio la sensazione dissociata restava pur un poco nascosta dall'eloquio. Gli altri esponenti del movimento mi sembrano accomunati da un aspetto e una loquela aggressiva dietro cui però si percepisce un vuoto cognitivo che lascia interdetti. Come il loro patron Grillo sono bravi a urlare deridere e sfasciare ma sul fare concreto casca l'asino.
Passando in rassegna i principali candidati si tratta ora di parlare di fantasmi. Infatti scorrendo partiti e movimenti mi sono messo a cercare dove fossero mai finiti i verdi. Non si trovano. Cerca e ricerca qualcuno mi ha spiegato l'arcano: si presentano in una listarella di un cespuglietto collegato al PD che mi sembra di ricordare si chiami "Insieme" (il nome è vago e rispecchia la vaghezza delle proposte che nessuno conosce). Pare che il movimento verde vi sarà rappresentato da Angelo Bonelli e sul sito web di Insieme si parla di "aggregazione civica , ecologista, progressista e riformista che guarda al civismo, alle battaglie ecologiste e ai diritti", parole e concetti di rara originalità e capaci di aprire un abisso di contenuti e di fatti. Abisso nel senso di vuoto abissale, di assoluta mancanza di materia, di assenza di concretezza. Pare che questo Insieme, dietro le roboanti enunciazioni, nasconda un misero valore elettorale: stando ai sondaggi lo 0,4%. E' così che finisce la storia di un movimento verde che aveva suscitato in tutti noi, in anni lontani, grandi speranze. Finisce autodigerito per una serie di aporie ideologiche e politiche fortemente autodistruttive. Sul tema del riscaldamento globale hanno fatto politiche a dir poco daltoniche: hanno combattuto ferocemente il nucleare, la principale fonte di energia priva di emissioni di CO2. Si sono battuti per dirottare sulle rinnovabili (eolico e solare) miliardi di finanziamento pubblico elevando alle stelle il costo dell'energia e facendo aumentare l'importazione di petrolio e gas (siamo tra i principali paesi importatori) cioè fonti di emissioni primarie di CO2. Ciò ha contribuito ad aumentare i costi dell'energia e a rallentare l'economia e la ricerca tecnologica del paese.
Non parliamo delle politiche ambientali dei verdi: se ne sono letteralmente dimenticati. Non sono riusciti a premere sui governi per legiferare contro il consumo di suolo, ma si sono concentrati sulle politiche di accoglienza dei migranti. Così, mentre avrebbero dovuto combattere contro la cementificazione e la scomparsa del verde, hanno lavorato per l'aumento dell'antropizzazione del territorio italiano e quindi per la cementificazione. I nuovi residenti immigrati (a cui secondo i verdi va anche concessa con facilità la cittadinanza) hanno infatti bisogno di lavoro, di mobilità, di assistenza sanitaria, di abitazioni, di svago, di formazione, di cibo, di riscaldamento ecc. E' necessario quindi provvedere a costruire le strutture abitative, le infrastrutture, gli impianti sportivi, capannoni e discariche, aumentare la produzione di cibo, energia, strade, ferrovie ecc. Ovviamente ai temi della accoglienza e della visione positiva dei fenomeni migratori, i cosidetti verdi non hanno accompagnato alcun discorso sulla necessità di proporre e favorire politiche denataliste nei paesi di provenienza, in alcuni dei quali la media dei figli per donna raggiunge la doppia cifra. Considerando che gli alti tassi di natalità sono alla base del sottosviluppo e della mancanza di risorse da investire nella industrializzazione e nella formazione e innovazione tecnologica in quei paesi, questo aspetto della politica dei verdi posso semplicemente definirlo criminale verso l'ambiente. E' così che il cerchio si chiude delineando un paradosso: i verdi sono con la loro politica demenziale tra i principali responsabili del degrado ambientale e sociale del pianeta.
Per finire voglio accennare ad uno dei principali temi della campagna elettorale a cui tutte le forze politiche hanno dato risalto. Signori, nel caso non lo aveste capito, lo sapete qual'è il principale pericolo dell'Italia? La desertificazione e la scomparsa del genere umano. Si avete capito bene: per tutte le forze politiche che si contendono il 4 marzo i seggi al parlamento, il principale pericolo italiano sono le culle vuote. Già ci immaginiamo le conseguenze tra qualche anno. Immense distese di terra italiana disabitata, coste marine spoglie e prive di case, montagne senza villaggi turistici e piste da sci, la pianura padana ridivenuta una steppa abitata da animali inselvatichiti e priva di umani. Le nostre città ridotte a rovine che rivedranno crescere la vegetazione su strade rotte e resti di edifici diroccati. Sorgeranno numerosi problemi: chi pagherà le pensioni? Chi acquisterà auto nuove? Chi comprerà i detersivi e le padelle? Chi comprerà le case e gli elettrodomestici? I mercati saranno vuoti e la produzione invenduta. Un disastro generale.
Ecco allora tutte le forze politiche affannarsi a dare incentivi per coiti ripetuti, per rimettere in moto la fabbrica antropica e la sana cementificazione planetaria. Renzi lancia 380 euro mensili a figlio fino ai 18 anni, Berlusconi 500 euro a coito (ognuno ha le sue fisse) con prole, la Meloni altrettanti fino all'università, Grasso vuol tassare chi non figlia, Di Maio vuole dare il reddito di culla che poi si trasformerà in quello di cittadinanza.. Nessuno accenna al fatto che, nonostante le culle vuote, la popolazione italiana residente aumenta anno per anno, mese per mese. Vengono da altri paesi e vanno ad aggiungersi alla curva demografica italiana. Già il Papa, le catene commerciali, le multinazionali hanno un sogno: una italia divenuta una unica grande megalopoli, una distesa ininterrotta di grattacieli e asfalto in cui centinaia di milioni di afro-europei compreranno milioni di tonnellate di prodotti importati dalla Cina. Il sol dell'avvenir risplenderà su una fitta nebbia cronicamente stesa a ricoprire di miasmi, particolati e anidride l'immensa megalopoli italia. Dalla coltre ininterrotta di smog emergeranno solo le punte dei grattacieli, dei campanili e dei minareti. Le culle saranno piene e le maschere antigas andranno a ruba.

domenica 14 gennaio 2018

La fusione diventa italiana

"Basterà un solo kg di gas di isotopi di idrogeno per produrre l'equivalente di migliaia di tonnellate di carbone, gas naturale, petrolio"
Riporto questo articolo di Umberto Minopoli pubblicato sul foglio. L'articolo e' interessante perché' illustra in maniera completa, per i non specialisti, lo stato della ricerca sulla fusione nucleare. E' recente la notizia di una importante novita' per il nostro paese: sarà' localizzato da noi il Dtt (Divertor Tokamak Test) una macchina sperimentale che dovrà' studiare le condizioni ingegneristiche del reattore per ottimizzare la produzione di energia. Il fatto comporterà' 500 milioni di investimento occupazione per 1600 persone e una ricaduta di due miliardi di euro sul territorio. Tra poco partita' la gara tra le regioni per aggiudicarsi la realizzazione dell'impianto. Ma già' la rivista ufficiale dell'ambientalismo militante (Nuova Ecologia) ha cominciato a strepitare contro il laboratorio che dovrà' sorgere in Italia. Il motivo non e' ridicolo, ma comico: e' una impresa superata dalle rinnovabili. Inoltre la fusione e' sporca e inquinante. E si augurano che nel 2050, quando l'energia da fusione dovrebbe essere disponibile per tutti, ci siano solo i mulini a vento e gli specchietti solari. Ovviamente secondo gli ideologi del nuovo medioevo a quella data non ci dovrà' essere nessuna fonte energetica che produce carbonio. I cosiddetti verdi prospettano così' uno scenario apocalittico: una popolazione mondiale che sarà' di 12 (nella migliore delle ipotesi) o di 15 miliardi di umani (il doppio di oggi) in un mondo senza energia sufficiente, e quindi senza industrie e senza tecnologia senza innovazione e senza speranza. Uno scenario da incubo, da film horror. Ma tant'e' questa e' la follia umana e la distruttiva' nichilista di questo movimento cosiddetto ambientalista che, rifiutando tra l'altro ogni ipotesi di controllo delle nascite, sta lavorando alacremente alla distruzione catastrofica del pianeta terra. Qui di seguito l'articolo di Minopoli.
Per anni, finché era solo un’ipotesi teorica, la fusione nucleare è stata un intellectual dream ambientalista: l’utopia di una fonte di energia pulita e sicura, senza scorie e disponibile in quantità illimitata. Cosa di meglio da opporre, declamavano gli ecologisti ufficiali, al mostro della fissione nucleare, la tecnologia delle centrali nucleari esistenti? Oggi il dream sta per diventare realtà sperimentale. A Cadarache, nel sud francese, il consorzio internazionale Iter, una joint di tutti i maggiori paesi industrializzati (Europa, Stati Uniti, Russia, Cina, Giappone, India e Corea del sud) ha iniziato la fase avanzata di costruzione dell’impianto sperimentale di fusione. A una potenza di 500 mw, esso dovrà provare (2025) la fattibilità della fusione e procedere al successivo impianto, il dimostratore Demo che genererà la prima energia elettrica da fusione. In tutto il mondo sono attive macchine di sperimentazione di test e prove di fusione che serviranno a Iter per affinare la fisica del futuro reattore, per raccogliere dati e decidere le scelte finali, costruttive e ingegneristiche, dell’impianto. Nell’orizzonte di una generazione la prospettiva di una nuova fonte di energia nucleare, cheap, intrinsecamente sicura e a rilascio ambientale zero, diventerà realtà. Una fortunata congiuntura, non casuale vista la storia della fisica nucleare italiana, la credibilità dei nostri centri di ricerca pubblici (Enea, Cnr e università) e dell’industria impiantistica ed energetica nazionale, ha consentito all’Italia di ottenere la localizzazione del più importante e significativo dei laboratori di test e centri di ricerca che dovranno sostenere Iter nella fattibilità della fusione. Si chiama Dtt (Divertor Tokamak Test). Tra pochi giorni partirà la gara tra le regioni per la localizzazione dell’impianto: 500 milioni di investimento (cofinanziati dalle istituzioni europee), 7 anni di costruzione, lavoro a 1.600 persone e ricadute sull’economia del territorio che lo ospiterà di 2.000 milioni di euro. Dtt posizionerà l’Italia ai vertici della realizzazione della fusione e dello sfruttamento futuro di questa fonte di energia. Tutto accattivante e pagante per il paese. Troppo, forse, per non suscitare il ripensamento dei Verdi sulla fusione nucleare. E suggestioni di un’ennesima campagna nimby. Stavolta contro l’investimento nella tecnologia più promettente del secolo. Tanto è bastato perché “Nuova Ecologia”, la rivista ufficiale dell’ambientalismo militante, aprisse ufficialmente la campagna contro il Dtt e annunciasse il voltafaccia sulla fusione nucleare, definita ora inutile, tardiva e, ovviamente, “niente affatto pulita”.
Basterà un solo kg di gas di isotopi di idrogeno per produrre l'equivalente di migliaia di tonnellate di carbone, gas naturale, petrolio L’argomentazione “verde” fa leva su un dichiarato pessimismo: “la fusione nucleare, sostengono, è in ritardo sui tempi previsti. E’ sopravanzata da nuove tecnologie (quali?). Il primo Kw arriverà solo nel 2050. Troppo tardi per sostituire, secondo gli accordi sul clima, i combustibili fossili. L’investimento nella fusione, continua la rivista, “drenerà risorse alle urgenze vere, incentivare le tecnologie rinnovabili”. Troppe bugie in poche frasi. Intanto: i tempi previsti del primo Kw da fusione non sono mai, sostanzialmente, cambiati. Il 2050 per la prospettiva di una sorgente di energia illimitata è in termini di pianificazione energetica perfettamente in linea con le esigenze. Nel 2050, le previsioni ufficiali indicano il marcato declino delle fonti fossili, il netto aumento della domanda di energia e l’insufficiente copertura dei consumi attraverso le rinnovabili. La decarbonizzazione come totale sostituzione delle fonti fossili comincia ad apparire non solo terribilmente costosa ma, soprattutto, infattibile. Persino negli scenari “militanti”, avventurosi e azzardati, della letteratura verde. Greenpeace presume, al 2050, una penetrazione delle energie rinnovabili all’80 per cento del consumo energetico globale. Intanto: non c’è totale sostituibilità delle fonti fossili. E c’è un non detto. La plausibilità dei numeri di Greenpeace sconta tre condizioni implicite: il contenimento dei consumi di energia ai livelli attuali (una catastrofe per i poveri del mondo e per i paesi in sviluppo); il mantenimento del contributo attuale dell’energia nucleare da fissione (17 per cento); una decrescita del Pil. Le fonti rinnovabili, si conferma, non sono sostitutive delle fonti convenzionali. La prospettiva di un contenimento dei consumi e di un freno allo sviluppo, nella visione dei Verdi, fa assumere al 2050 i caratteri di una deadline avvilente e sconfortante. Ancor più se ci si arriva senza la prospettiva, per la seconda parte del secolo, di una nuova fonte di energia, veramente sostitutiva di quelle convenzionali. Un mondo lento e al buio.
Per fortuna c’è la fusione nucleare. A che punto è? Nel 2025 l’impianto Iter di Cadarache avvierà l’ignizione del primo plasma, il fluido di atomi di idrogeno ionizzato che è il motore della fusione. L’obiettivo è raggiungere una reazione di fusione stabile, a una potenza di 500 mw, che duri più di 60 minuti e che sia esotermica: rilasci, cioè, più energia di quanta ne occorre per produrre il plasma e farlo autoalimentare. Le prove a Cadarache dureranno 10 anni. Nel 2035 si passerà al prototipo Demo che testerà la generazione di energia elettrica in rete. Energia pulita per definizione. Cos’è, in buona sostanza, la fusione nucleare? Niente di più, come in ogni centrale di generazione, che produzione di calore (da un fluido caldo) che, trasformato in vapore, alimenta una turbina e converte energia cinetica in elettricità. Banale. Solo che, nella fusione, il meccanismo di produzione del calore cambia. E riproduce quello, efficiente e copioso, del motore delle stelle: la fusione di due nuclei leggeri di idrogeno (il primo elemento della tavola atomica) che produce elio (il secondo elemento della tavola atomica, un gas inerte e innocuo) e rilascia un quantitativo libero di energia (sotto forma di neutroni veloci ed energia termica). Cosa ha in più un reattore di fusione rispetto a ogni altro reattore termico, a combustibili fossili o nucleare di fissione? L’enorme efficienza.
La reazione di fusione di due nuclei leggeri di idrogeno, sotto forma dei due isotopi di esso, deuterio e trizio, libera circa l’80 per cento dell’energia contenuta nei due nuclei originari (energia di legame). Si tratta di una quantità di energia enorme se paragonata a quella rilasciata dalle reazioni atomiche (ogni energia è atomica) nei processi chimici di combustione (gas, carbone, olio) o dalla fissione dell’uranio (centrali nucleari tradizionali). In queste ultime, ad esempio, che pure rilasciano energia in quantità imparagonabile ai processi combustivi convenzionali (centrali fossili) la reazione di fissione rilascia appena l’1 per cento dell’energia di legame degli atomi di uranio. Nulla paragonato all’80 per cento della reazione di fusione degli isotopi di idrogeno. Di qui il miraggio della fusione nucleare: ancor più che nella fissione nucleare, una minuscola quantità di materia libera un immenso contenuto di energia. Basterà un solo chilogrammo di gas di isotopi di idrogeno per produrre l’equivalente di migliaia e migliaia di tonnellate di carbone, di gas naturale, di petrolio. Efficienza immensa in termini energetici. E combustibile disponibile in quantità illimitate: il deuterio è nell’acqua degli oceani, il trizio si ricava dal litio, elemento diffusissimo nella crosta terrestre. E senza prodotti di scarto. A differenza delle centrali termiche convenzionali una centrale a fusione non ha emissioni inquinanti. Nel reattore a fusione non reagisce altro che idrogeno, l’elemento più semplice in natura. E le cui reazioni energetiche, non essendoci in gioco composti chimici, come idrocarburi, carbone, o elementi pesanti come l’uranio, non producono scarti, prodotti tossici, scorie radioattive o altri composti. L’elio, il solo prodotto della fusione, è un gas leggero, inerte e innocuo. La radioattività, in una centrale a fusione, è limitata al trattamento, già in operazione, dei materiali del reattore attivati dal flusso neutronico e allo stoccaggio del trizio (che decade con un tempo di 12 anni): un’operazione, questa riguardante gli isotopi radioattivi leggeri, che è oggi comune a ogni ospedale o servizio che utilizza isotopi per diagnosi e cura. Infine, le reazioni nucleari di fusione non funzionano a catena come quelle di fissione: se non è alimentato il flusso del plasma, si blocca. Basta staccare la corrente. Si realizza il principio della sicurezza intrinseca e passiva.
E' ormai acclarato: le fonti rinnovabili non sono sostitutive delle fonti convenzionali. Le stime di Greenpeace sono implausibili I problemi che la fusione deve risolvere non riguardano, dunque, pulizia e sicurezza. Ma residui dilemmi fisici, meccanici e di ingegneria. E, fondamentalmente, uno: la gestione delle enormi temperature che si raggiungeranno nel plasma. Su questo si concentrerà l’attività dell’impianto italiano. Il problema principale è l’impatto del calore sui materiali del reattore. Nel reattore solare la fusione nucleare è il concorso di quattro fattori: l’immensa gravità, la temperatura e il tempo (probabilità) a disposizione per le reazioni. Il motore stellare impiega, infatti, un tempo enorme per ogni singola fusione. Il Sole vivrà 10 miliardi di anni, prima di esaurirsi, proprio per la lentezza con cui brucia i nuclei atomici di cui dispone. Potendo contare sul tempo, sulla gravità che schiaccia e avvicina i nuclei, sulla energia cinetica che porta i nuclei a toccarsi vincendo la repulsione elettrostatica, il Sole ha bisogno di una temperatura di “soli” 15 milioni di gradi per la fusione. Ma sulla Terra? Il reattore terrestre non avrà’ a disposizione la stessa gravità, pressione e tempo di una stella. Dovrà contare, per avere reazioni di fusione, su un solo fattore producibile artificialmente: la temperatura. I calcoli dicono che occorrerà, nel reattore terrestre, raggiungere i 100 milioni di gradi, una temperatura sei volte superiore a quella del centro del sole. Nessuno spavento. Si intende la temperatura locale del plasma e quella delle particelle puntuali che devono reagire tra loro. La fisica insegna sul come ingabbiare, isolare e contenere, in modo inesorabile, il plasma caldo, la ciambella di fluido di idrogeno ionizzato (atomi dissociati in nuclei ed elettroni) in cui avverranno le fusioni.
Nei reattori tokamak (il nome russo della tecnologia prescelta per Iter e Dtt) il plasma caldissimo fluisce racchiuso entro un contenitore toroidale (a forma di ciambella), avvolto, imprigionato e irregimentato da campi magnetici (come quelli che guidano i fasci di particelle ad alte temperature che corrono nei grandi acceleratori, come l’Lhc del Cern di Ginevra). Una tecnologia, tra l’altro, in cui l’industria italiana primeggia. L’impianto Dtt, cui si candida l’Italia, dovrà testare questo fattore decisivo: la capacità delle pareti della macchina di fusione di sopportare gli enormi carichi elettrici e termici. A partire dal divertore, il componente in tungsteno a diretto contatto con il plasma nel reattore. Non esistono attualmente materiali testati alle temperature del plasma di fusione. Immaginiamo le incredibili ricadute industriali (paragonabili a quelle derivate, ad esempio, dall’avventura lunare dei programmi Apollo alla fine degli anni 60 o dell’industria dei semiconduttori, dei compositi e delle nuove plastiche). Ogni vera rivoluzione tecnologica e dei consumi è segnata, innanzitutto, dall’innovazione di nuovi materiali. La fusione nucleare non è solo una innovazione radicale in campo energetico. E’ una rivoluzione che pervaderà l’intero spettro degli utilizzi tecnologici di nuovi materiali. Sarebbe davvero mortificante e delittuoso lasciarsi scappare, per il consueto e provinciale nimby, questa enorme opportunità.

domenica 24 dicembre 2017

La negazione

Quale è il problema dell'Italia? Le culle vuote.
Il Papa e la Lorenzin chiedono più neonati, Renzi dona i bonus alle mamme incinte.
Qual'è il problema dell'Europa? Aumentare il Pil e consumi con più nascite e immigrati.
Il problema dell'Africa? Più nascite, più popolazione e abbattere le foreste per creare agricoltura e allevamento.
Molti dittatori africani lo dicono apertamente: aumentare le nascite aumenta emigrazione e rimesse.
Il Papa benedice l'accoglienza e la fertilità delle coppie. La Chiesa proibisce la contraccezione.
Trump condanna l'aborto e incentiva le nascite.
La Cina chiude con il figlio unico: si può tornare a crescere.
I paesi islamici fanno politica di potenza con i tassi di natalità. "L'Islam vincerà con gli uteri delle nostre donne" è lo slogan degli Imam.
Tutto il mondo è in un delirio demografico: crescere crescere crescere.
E il pianeta muore. Per troppa antropizzazione. Ormai l'uomo è il cancro della Terra e sta uccidendo la natura.
Sebbene tutti se ne accorgano, nessuno denuncia apertamente la spaventosa trasformazione del pianeta. La considerano un dato di fatto, una conseguenza naturale dello sviluppo della civiltà. Le città crescono a dismisura e si avviano a divenire megalopoli. In oriente, ma anche in Europa, nelle Americhe, in Africa, le grandi città si avviano ai dieci milioni, alcune ai venti milioni di abitanti. Pechino con i centri metropolitani periferici si sta avviando ad un mostruoso record: 100 milioni di abitanti. In Italia la pianura padana da Torino all'Emilia passando per Milano, è completamente antropizzata cone una unica futura megalopoli, mettendo in crisi l'agricoltura e con tassi di inquinamento ambientali che possono competere con quelli di New Deli.
Le foreste dell'Asia e dell'Africa stanno facendo la fine che fecero le foreste europee. Presto le savane africane saranno terreni arati e pascoli o periferie di città con strade e tanto cemento. Spariranno l'Elefante e gli altri animali selvaggi, ormai confinati nelle riserve. Ma queste possono solo rallentare l'estinzione, la condanna di tante specie è già scritta nei tassi di natalità di Homo. Sparizione degli animali autoctoni, ferrovie e strade, cemento e infrastrutture sono il futuro prossimo di un continente che passerà da uno a quattro miliardi entro questo secolo. Nessuno si accorge (o finge di non accorgersi) che le imponenti migrazioni in atto sono solo la conseguenza di questa esplosione demografica e che tutta la geopolitica sarà sovvertita nel giro di pochi decenni. L'Europa sarà sempre meno legata alla sua storia e diventerà periferica rispetto alla potenza demografica africana e asiatica. Ma non si tratta della sopraffazione di una cultura sull'altra, perché sia la cultura di chi riceve che quella da cui partono i migranti verranno azzerate in favore della nuova cultura globale dei produttori-consumatori basata sulla produzione e sul consumo di massa. Una non-cultura senza valori e senza radici che uniforma il mondo.
La necessità di nutrire presto dieci miliardi di umani dovrà fare i conti con la riduzione dei terreni agricoli fertili e la scarsità delle fonti idriche e il riscaldamento del clima. Il ricorso ai fertilizzanti chimici e al cibo fatto con gli insetti non basterà a compensare la crescita demografica. Di fronte al disastro planetario c'è un silenzio assordante delle forze politiche e dei media. Nei talk show si discute delle più varie sciocchezze e si chiude gli occhi di fronte al problema dei problemi. C'è una paurosa negazione dell'esplosione demografica di Homo. Ma non è solo negazione della realtà, è anche delirio: il linguaggio del politicamente corretto vuole che ci si stracci le vesti per le culle vuote e si invochino misure per aumentare le nascite. Gli intellettuali tacciono, ma di questo non c'è da stupirsi, trattandosi di una classe di codini che seguono pedissequamente le imposizioni del potere e dell'ideologia dominante. Purtroppo, e questo è molto più grave, tacciono anche gli scienziati, legati come sono ai finanziamenti e alle carriere. C'è poi una remora interiore che deriva da una cultura secolare antropocentrica. Ma c'è anche una repressione del pensiero libero e responsabile da parte di poteri che tendono a criminalizzare chi non segue il pensiero unico antropocentrico dei diritti assoluti di Homo. La Chiesa e i preti spiccano ai primi posti in questa negazione del problema: per loro non si possono tollerare limiti alla crescita umana. Forse per loro è sopravvivenza, visto che prosperano con la miseria dei popoli, ma per il pianeta è il disastro. La grande finanza e il capitale spinge per i diritti umani ma non certo per filantropismo: più umani, più consumatori più affari più mercato più crescita più soldi. Solo pochi vedono il medio evo prossimo venturo di cui parlava già il club di Roma negli anni 70.
I Verdi volgono lo sguardo altrove, anche loro, anzi soprattutto loro negano il problema. Parlano di ridurre i consumi, ma non vedono da dove origina la catastrofe. Malati di ideologie considerano la distruzione dell'occidente un traguardo da raggiungere per un pianeta più giusto. Un pianeta morto sarà certamente privo di intollerabili diseguaglianze. La cecità di questi verdi è angosciante e a volte anche ridicola. Criticano la produzione industriale e il concetto di crescita economica ma non si rendono conto che la produzione industriale è figlia dell'esplosione demografica degli ultimi due secoli. Non si rendono conto che la crescita dell'inquinamento, della quantità di rifiuti, dei tossici e dei veleni, dell'anidride atmosferica è inevitabile portato della crescita della popolazione. Ancorati ai vecchi schemi marxisti e antropocentrici non vedono che la sovrappopolazione non è un banale fatto di numeri e di spazi (questo è quello che credono i mentecatti). Non è una misura della densità demografica. La sovrappopolazione è un concetto che riguarda il significato profondo della presenza della vita sul pianeta Terra: esprime la riduzione dell'uomo ad un essere vuoto senza più un rapporto con la natura da cui è nato e da cui trae senso, fino a farne una malattia che uccide tutta la vita terrestre. Un uomo ridotto a massa di nove o dieci miliardi di individui è una follia distruttiva e assassina verso le altre specie viventi. E' una massificazione che azzera ogni cultura: una massificazione che riguarda in primo luogo lo spirito, e poi anche la materia che compone la natura; quella natura che è la sostanza preziosa da preservare in questo piccolo frammento di universo.