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mercoledì 19 luglio 2017

Riscaldamento climatico e ipocrisia: il caso Norvegia

Una foresta recentemente incendiata per fare spazio all’agricoltura di sussistenza, nella Repubblica democratica del Congo.
La crisi del movimento ambientalista continua, non tanto per colpa di Trump, ma assai di più per le proprie contraddizioni e incapacità di scelta. Lo stop di Trump agli accordi di Parigi sul clima ha lasciato tutti senza parole ma ha anche chiarito molti equivoci e scoperto grandi ipocrisie. Il WSJ riporta che secondo esperti climatologi, se anche gli Stati Uniti avessero rispettato l'accordo, la riduzione dell'aumento della temperatura media sarebbe stato di 0,17 gradi Celsius nel 2100. Una inezia, ben inferiore ai due gradi che si suppone siano necessari ad evitare l'apocalisse climatica. Anche perché Cina e India non si sono impegnati a ridurre le emissioni almeno fino al 2030, poi si vedrà. Nel frattempo i due giganti demografici ( e ora anche economici) continueranno ad aumentare il consumo di carbone. Gli unici che stanno facendo qualcosa sono i paesi europei ed infatti il prezzo medio dell'energia elettrica nell'UE è salito del 55% dal 2005 al 2013. Gran parte della crisi economica del vecchio continente è legata alle politiche energetiche di cosidetta sostenibilità (sostenibilità politica e di facciata, ma insostebilità di fatto economica). Ciononostante, le emissioni in Germania sono aumentate negli ultimi due anni in quanto sono stati bruciati più idrocarburi per compensare l'energia nucleare ridotta e una inaffidabile produzione solare ed eolica. Ma complessivamente si deve constatare che, con o senza Trump, questi accordi sul clima, da Kyoto a Parigi, hanno sostanzialmente fallito. Quando gli ambientalisti falliscono gli obiettivi si consolano con la mitologia della catastrofe: l'Apocalisse distruggerà il pianeta o, in versione minore, ucciderà miliardi di umani ristabilendo l'equilibrio. Ma nessuna mitologia riuscirà a tirarli fuori da una crisi che per ora appare irreversibile.
Così gli ambientalisti oscillano tra periodi di attivismo inutilmente ottimistico e periodi di attesa della catastrofe prossima ventura.
Unica costante che mai viene meno nell'ideologia degli ecologisti è l'antropocentrismo. Tutta la loro azione, questo bisogna dirlo chiaramente, non è centrata sull'ambiente: è centrata sull'uomo, i cui diritti di crescita illimitata non possono mai essere messi in discussione. Di qui nascono tutte le contraddizioni e l'inutilità dell'azione ambientalista, quella inefficacia da tutti percepita che di fatto ne ha segnato negli ultimi decenni la fine politica. Ormai i partiti e i movimenti verdi hanno percentuali insignificanti persino in nord europa dove fino ad alcuni anni fa sembravano in crescita.
Vediamo in particolare come l'ideologia antropocentrica (che ha a suo fondamento il concetto che il cosmo sia al servizio dell'uomo e delle sue esigenze) abbia concretamente affossato la lotta contro il riscaldamento climatico di un paese in cui gli ambientalisti partecipano alla politica ambientale del governo: la Norvegia. Il governo norvegese sotto la guida del Primo Ministro Signora Erna Solberg è stato tra i più attivi al convegno sul clima di Parigi nell'opporsi ai consumi di idrocarburi da parte dei principali paesi industrializzati e in favore di politiche di riduzione delle emissioni, ed è stato ai primi posti nel criticare il Presidente Trump per la sua politica di disinteresse sul tema emissioni di carbonio. Ma quando ha ricevuto la richiesta di aiuto del governo della repubblica democratica del Congo perché contribuisse all'aumento della produzione agricola del paese per la sussistenza della popolazione in crescita esplosiva (media di 7 figli per donna, popolazione raddoppiata dal 1990: da 30 a sessanta milioni), di fronte alla richiesta antropica di più cibo, il governo ambientalista norvegese ha deciso di contribuire alla deforestazione di 20 milioni di ettari di foreste tropicali nel paese africano per favorire la voltura del terreno forestale a terreno agricolo atto alla produzione di cereali e altri prodotti ( o per destinarlo ad allevamenti) per la alimentazione della popolazione. Non solo, ma ha deciso di finanziare la deforestazione insieme ad imprese private, tra cui Unilever, Mars e Nestlè, con l'obiettivo di raggiungere 400 milioni di dollari di investimento in una impresa che collega il governo norvegerse alle imprese private nel raggiungere i "traguardi per il benessere dell’umanità, come la riduzione della povertà". Poiché la contraddizione raggiungeva l'ipocrisia in maniera evidente, sia la premier norvegese che Paul Polman amministratore delegato dell'Unilever si sono affrettati a dichiarare che insieme alla deforestazione "a scopo umanitario" il consorzio pubblico-privato farà interventi di salvaguardia per altre aree forestali. "Excusatio non petita accusatio manifesta" dicevano i latini. Tutto questo attivismo di Norvegia e imprese private contro la grande foresta della Valle del Congo e contro le specie che vi vivono è passato completamente sotto silenzio da parte delle maggiori organizzazioni ambientaliste. Un silenzio assordante. Nessuno degli ambientalisti ha contestato l'aiuto cosidetto umanitario al Congo, aiuto che costerà al pianeta la perdita di gran parte della seconda più grande area forestale della Terra, la perdita di una biodiversità inestimabile con migliaia di esemplari di scimpanzè, bonobo ed elefanti della foresta e con loro centinaia di altre preziose specie in via di estinzione. Nessuno dei Verdi così furiosi nel criticare Trump per il consumo di idrocarburi, ha nulla da dire sul fatto che verranno distrutte foreste africane che immagazzinano ogni giorno enormi quantità di carbonio togliendole all'atmosfera e combattendo l'effetto serra. Non solo gli alberi immagazzinano grandi quantità di carbonio, ma anche i suoli: gran parte delle concessioni su cui avverrà la deforestazione in Congo si trovano su spessi strati di torba. Questi contengono in media quasi 2.200 tonnellate di carbonio per ettaro. Fino a 10 miliardi di tonnellate di CO2 potrebbero essere rilasciate con gli abbattimenti, secondo le stime di RFUK (organizzazione Rainforest Foundation UK ) . L’equivalente delle emissioni di carbonio della Norvegia nei prossimi 200 anni. Nessuno degli ambientalisti del politicamente corretto ha nulla da dire sul fatto che questo crimine ambientale avviene in un paese dove non si fa nulla per ridurre i tassi di natalità rispetto agli attuali folli sette figli per donna (figli che allo stato attuale non hanno risorse di cibo sufficienti né possibilità di vita economica dignitosa). Su questo domina un silenzio tombale. Prima viene l'uomo, di fronte alla cui crescita di numero e di consumi è vietato porre qualsiasi limite. La ecologica Norvegia dunque, che tanto dice di lottare per ridurre le emissioni di carbonio, contribuisce così in maniera massiccia all'aumento di quelle emissioni allo scopo di mantenere l'ulteriore crescita demografica di Homo.

giovedì 29 giugno 2017

La confessione del banchiere

In un'intervista del finanziere Matteo Raminghi, chief investment officer di Ubs, sul mensile finanziario Patrimoni (numero di maggio), il banchiere riferisce su quali asset puntare per un solido portafoglio che assicuri buoni rendimenti nei prossimi anni. L'intervista, sotto il titolo di " I mega trend da cavalcare" riporta in maniera chiara quale futuro i grandi gruppi finanziari si aspettano nell'arco dei prossimi anni e disegnano uno scenario particolarmente interessante per chi si occupa di ecologia. Si deduce infatti che le banche e la finanza si aspetta molti guadagni dalla crescita esplosiva della popolazione e dalle nuove opportunità' create da migrazioni e crescita delle megalopoli, dall'invecchiamento della popolazione e persino dalla crescita della criminalità . L'intervista dice molto sugli orientamenti economici e politici dei poteri nazionali e sovranazionali che ci governano e per noi che denunciamo la crisi planetaria dovuta alla crescita eccessiva della popolazione umana suona come una sirena di allarme. Dobbiamo opporci finche' siamo in tempo, prima che la barca del pianeta terra affondi nel mare della irresponsabilità che ci sta portando alla rovina.
Riporto parte dell'intervista, quella che contiene i punti salienti che ci interessano:
D: Nei portafogli dei vostri clienti si inseriscono ancora investimenti con ottiche di lungo periodo?
R:Nell'ambito di un portafoglio diversificato, tutta la componente azionaria andrebbe presa in considerazione con un orizzonte di medio-lungo termine. Inoltre, ha sicuramente senso destinare una porzione a investimenti di ampio respiro che puntino a trarre beneficio da quei cambiamenti strutturali di natura ambientale, demografica, tecnologica: i cosiddetti mega trend, che creano molteplici opportunità d'investimento a lungo termine.Alcune società e settori potranno beneficiare di questi cambiamenti strutturali raggiungendo una crescita dei ricavi ben superiore e stabile, rispetto alla crescita economica.
D: Quali sono i mega trend da seguire?
R: Ci sono tre mega trend destinati a modificare gli assetti ambientali, sociali ed economici nel corso dei prossimi anni e dei prossimi decenni. L'aumento della popolazione : secondo l'Onu si arriverà a 10 miliardi di persone entro il 2050, dai 7,3 miliardi odierni. Per rendere l'idea del tasso di crescita , la popolazione mondiale sarà più che triplicata rispetto al 1950. L'invecchiamento: la vita media si sta allungando in tutto il mondo e tra oggi e il 2050 la popolazione di oltre 65 anni sarà quasi triplicata, superando per numero i giovani sotto i 25 anni. L'urbanesimo: negli anni '90, la popolazione rurale superava quella urbana. Al momento sono equivalenti ma tra venti anni la popolazione urbana sarà il doppio di quella rurale , mentre quasi il 10 % degli abitanti del pianeta risiederà in appena 41 metropoli. Potremmo, inoltre, aggiungere anche la quarta rivoluzione industriale che, attraverso l'utilizzo di robotica e intelligenza artificiale, modifica radicalmente i processi produttivi.
D: Come si possono concretamente sfruttare questi mega trend?
R: Partiamo dall'aumento della popolazione, che apre scenari importanti per le società che si occupano, per esempio, di agricoltura, gestione delle risorse idriche, infrastrutture ecc. Per quanto riguarda le risorse idriche, basti pensare che l'aumento della popolazione mondiale, il miglioramento del tenore di vita e l'industrializzazione dei mercati emergenti ( con i conseguenti consumi di energia specialmente da fonti fossili) accrescono la domanda di acqua potabile, mentre l'assenza di infrastrutture e il cambiamento climatico ne limitano la disponibilità. Il trattamento e la gestione dell'acqua e le infrastrutture idriche potranno quindi crescere a un tasso medio del 6% annuo. Se prendiamo in considerazione l'invecchiamento della popolazione, esso creera domanda di numerosi servizi. Tra i bisogni più impellenti vi e sicuramente quello di nuovi medicinali, in particolare per la cura delle malattie oncologiche. Per le società farmaceutiche attive nello sviluppo di farmaci di nuova generazione si apriranno importanti opportunità di crescita, che vediamo anche per il settore finanziario. Con i figli del baby boom che si avviano alla fine della carriera lavorativa, il numero di pensionati e destinato a salire vertiginosamente in rapporto alle persone in attivita lavorativa. Se consideriamo che i governi delle principali economie avanzate sono concentrati sul contenimento della spesa pubblica, per le società finanziarie si aprono notevoli opportunità di offrire soluzioni integrative a sostegno dei sistemi pensionistici.
D: E per quanto riguarda l'urbanesimo?
R: Un simile sviluppo delle metropoli porta con se nuovi spazi, per esempio, per le infrastrutture (altro cemento ndr) legate ai trasporti. Ma l'aumento della densità e delle differenze sociali portera anche a una maggiore domanda di sicurezza (leggi: più crimini ndr). Si tratta di una esigenza che tocca tutti gli aspetti della nostra vita: dalla prevenzione del terrorismo alla cybersecurity, dalla protezione delle infrastrutture da parte degli stati alla tutela dei dati da parte delle aziende, fino alla necessita per i consumatori di poter fare affidamento sulla qualità di prodotti come gli alimenti per i neonati, i segnalatori di fumo e gli allarmi antincendio. Si tratta, a nostro avviso, di un tema prevalentemente difensivo, all'interno di un mercato la cui crescita nei prossimi anni dovrebbe aggirarsi tra il 5 e il 10 %.
Queste sono le aspettative e gli intendimenti del potere finanziario e della grande impresa. Sembra che per banche e grandi imprese il pianeta sia una risorsa infinita e che le risorse naturali siano senza fine. Persino la carenza o l'esaurimento delle risorse fondamentali come l'acqua sono considerate opportunità di speculazione finanziaria. In questa allucinante intervista il manager Ubs confessa sinceramente che la grande finanza punta sulla crescita della popolazione e dei consumi, e che addirittura si aspetta di sfruttare commercialmente anche gli spetti negativi come l'invecchiamento di grandi masse di persone e l'insicurezza sociale derivante dall'aumento della criminalità , il terrorismo e i fenomeni migratori. Il finanziere vede una grande opportunità di crescita del Pil e dei consumi nello sviluppo delle megalopoli e nel progresso tecnologico, in particolare la robotizzazione. Ovviamente anche la cementificazione, la costruzione di infrastrutture, la distruzione del verde e delle foreste, l'aumento dei consumi energetici e le emissioni di gas tossici sono per questi ecocriminali fonti di ulteriori guadagni. Non manca nulla a questo punto per capire una amara verità': chi cerca di salvare il pianeta dalle conseguenze catastrofiche della sovrappopolazione umana e dell'aumento esponenziale dei consumi (a quella collegato) si trova di fronte l'ostilità del potere finanziario e industriale insieme alla stupidita' di chi nega l'evidenza della sovrappopolazione per motivi ideologici e antropocentrici. Anche se la presa di coscienza si sta allargando, la lotta sarà ancora lunga.

sabato 24 giugno 2017

Il ritorno delle tribù

E' dal gennaio del 2017 che al Viminale si vedono strani personaggi di carnagione olivastra o francamente scura con abiti variopinti. Sembrano arrivare dal deserto, ed in effetti è così. Si incontrano con funzionari del ministero o a volte con lo stesso ministro Minniti. Si tratta di capi clan del deserto del Fezzan nel sud della Libia. Cosa vengono a discutere gli sheik libici con il ministero degli interni italiano? Di varie cose, ma essenzialmente di terrorismo jihadista, di traffici illeciti di esseri umani e di investimenti per lo sviluppo delle aree più remote del Fezzan. Il governo italiano confida sugli sheik per arrestare il flusso interminabile di popolazioni subsahariane che cercano di raggiungere l'Italia via mare. Anche se di poco, finalmente qualcosa si muove, dopo anni di immobilismo (gli anni di Alfano per intenderci). Cosa indicano questi strani incontri? Che per risolvere crisi epocali ormai le grandi potenze contano poco, e che bisogna tornare a trattare con i capi tribù.
Non è solo un fenomeno che ha a che fare con l'Italia. Anche Petreus, l'ex capo delle operazioni militari americane in Medio Oriente, per risolvere almeno in parte la guerriglia in Iraq dovette discutere e arrivare a compromessi con gli sheik delle tribù irachene. Del resto, come spiega Maurizio Molinari nel suo ultimo libro: il ritorno delle Tribù, nel mondo arabo-musulmano Stati come Libia, Siria, Yemen, Iraq e Somalia si sono polverizzati in realtà locali, claniche, tribali e militari in conflitto tra loro e altre nazioni come l'Egitto, il Libano e l'Algeria temono di subire analoga sorte non riuscendo a esercitare la piena sovranità su parte dei propri territori. Il ritorno delle tribù non è solo un fenomeno mediorientale. Anche in Occidente si assiste alla fine dello Stato nazione, senza che si intraveda una soluzione alternativa. Da noi il processo che ha portato alla fine delle stato-nazione viene da lontano, con i grandi conflitti europei del 900.Dopo l'esito catastrofico di quei conflitti, si è cercato di costruire una sovrastruttura Statale come la UE che potesse creare nuove aspettative al posto degli interessi nazionali, ma anche l'Unione Europea sembra cedere sotto la tendenza alla frammentazione tra singole entità loco-regionali e, addirittura, ad una regressione a disuguaglianze e plurime etnie che minano alla base ogni ideale di unità. Si tratta di un effetto di due fattori tra loro collegati: la grande crisi economica che dall'inizio del terzo millennio ha accompagnato la globalizzazione dell'economia, e l'esplodere degli effetti della sovrappopolazione planetaria con il collasso ambientale e gli epocali spostamenti di popolazioni in cerca di risorse e benessere. Le società dei paesi occidentali hanno subito così anche esse una sorta di tribalizzazione: l'impoverimento ha portato a maggiori conflitti interni, a posizioni di estremismo, a populismi ma anche a imposizioni del politicamente corretto da parte delle classi dominanti che perseguono i loro interessi. Lo Stato si è trasformato così da campo di conciliazione tra interessi diversi, in campo di conflitto aperto tra gruppi contrapposti. Il popolo ha perso la sua unità frammentandosi su posizioni poco conciliabili tra loro. Il sentimento di appartenere ad una nazione e ad una patria si è annullato. E' emblematico, nel marasma generale dei valori in Occidente, un piccolo episodio avvenuto durante i colloqui al Viminale. Mentre da noi si discute di togliere ogni valore di appartenenza con lo ius soli, i capi tribù libici - come racconta Molinari nel suo libro- così hanno risposto a Minniti che chiedeva quali valori e quali punti di vista volessero portare avanti gli sheik: "noi ci riconosciamo nel valore del sangue e dell'onore". Minniti, rappresentante di uno stato che non ha ormai più nessuna appartenenza e considera ogni richiamo alla propria etnia come razzismo, se l'è cavata rispondendo che da calabrese poteva capirli bene.
Il fenomeno dei migranti crea un collegamento diretto tra l'indebolimento degli stati da cui provengono, in Africa e Asia, e il malessere sociale di quelli dove arrivano, in Occidente. Il processo di frammentazione delle democrazie industriali è in pieno svolgimento su entrambe le sponde dell'Atlantico e investe anche l'Italia. Il prevalere su scala globale degli interessi delle potenze russa e cinese, poco attente ai valori democratici, riflette il crearsi di nuovi autoritarismi anche su scala globale oltre a quella locale. Le tribù si espandono, lo stato di diritto arretra.
La crisi dello stato nazione si vede chiaramente nelle periferie delle grandi città europee: si assiste infatti alla creazione di nuove enclave "tribali" dove a zone abitate in prevalenza dalle classi medie impoverite autoctone (dire italiane ormai suona strano), si alternano zone abitate quasi esclusivamente da popolazioni immigrate che portano con sé le proprie abitudini e la propria religione. E' facile che tra queste comunità parcellizzate, in presenza di uno stato che non ha più autorità e valori da far rispettare, si generino conflitti e contrasti anche violenti, come già avvenuto in molte città del nord europa. Ed anche la percezione della sicurezza collettiva vien meno, generando paure ed estremismi più o meno populistici. Quello che colpisce è la sensazione di fallimento della democrazia nella capacità di guidare e controllare gli impetuosi processi di cambiamento delle nostre società e della geopolitica mondiale. La democrazia perde il significato che aveva prima : di partecipazione di un popolo alle decisioni politiche principali attraverso istituzioni rappresentative, per trasformarsi in società conflittuali dove si contrappongono i diritti di gruppi opposti costituiti o da gruppi economici (classi impoverite, lavoratori, disoccupati ecc.) o da gruppi etnico-culturali (islamici, orientali, africani ecc.). Le vecchie istituzioni, fatte per lo stato nazione, non reggono alla crisi e si aprono prospettive che possono evolvere o in nuovi equilibri o in esplosioni di violenza. In presenza di regole non condivise, il declino economico diviene stabile e porta alla insicurezza sociale diffusa. Alla trasformazione cui stiamo assistendo sotto i nostri occhi contribuisce in maniera decisiva l'esplosione demografica incontrollata che aggrava sia la crisi economica e la fine dello stato nazione, che il collasso ambientale. Ma di questo purtroppo nessuno parla, e neanche nel libro , pur interessante e condivisibile di Molinari, si trova alcun cenno al problema.

domenica 11 giugno 2017

La liberazione del figlio di Gheddafi

Uno dei più grandi disastri della storia recente lo dobbiamo al premio Nobel (preventivo) Obama. In combutta con il Presidente francese Sarkozy ( e la partecipazione un po forzata del premier italiano di allora Berlusconi) fu deciso di rimuovere il dittatore Gheddafi per favorire la primavera araba. Come con gli altri disastri di Obama (vedi Siria) al posto della primavera venne l'inverno, anzi l'Inferno. Scannamenti, fucilazioni e una guerra crudele come poche altre mai seguirono al progetto di reintrodurre la democrazia di Montesquieu e Tocqueville in mezzo alle tribù di predoni della Cirenaica. Ovviamente i quattro bombardieri americani e i due francesi, vista la mala parata, dopo aver fatto la bella missione si dileguarono alle rispettive basi senza più far ritorno sul posto e fregandosene completamente del post-intervento. Cavoli per l'Italia, affari suoi. Isis e bande di tagliagole si spartirono il territorio libico senza che il presidente premio Nobel e il dandy francese facessero più nulla. Evitarono perfino di parlarne. Dal disastro è emersa un'unica grande industria della nuova primavera obamiana: quella degli scafisti che a suon di dollari hanno cominciato a traghettare centinaia di migliaia di migranti alle nostre navi militari e a quelle delle Ong. Queste, nel più completo disinteresse delle autorità di governo italiane, lucrano sulla mafia libica e sulla coglioneria nazionale onde realizzare i loro scopi ideologici e commerciali. Corollario delle imprese obamiane è la nuova politica della UE e delle principali nazioni del nord europa: chiusura delle frontiere con l'Italia con la sospensione dell'accordo di Shenghen. La Merkel ha anche provveduto da par suo a risolvere il problema dei profughi che tansitavano dai balcani: sei miliardi di euro all'anno alla Turchia hanno chiuso il passaggio. Col cerino in mano è rimasta l'Italia, ma non è una novità. La dabbenaggine dei governanti di questo disgraziato paese si è vista quando alle malefatte si è unita la beffa: l'ex presidente americano è stato invitato in Italia con grandi festeggiamenti per tenere conferenze lautamente retribuite , quasi a ringraziarlo per averci regalato trecentomila immigrati all'anno (ma alla Siria è andata peggio: seicentomila morti e tre milioni di profughi). Oggi si viene a sapere che il figlio di Gheddafi è stato liberato dalla sua prigione a Tripoli. Sperare che dietro ci siano i servizi italiani è pura follia. Noi i criminali li liberiamo si, ma in Italia e dalle carceri italiane. Dietro questa liberazione ci sta la Cia (e la nuova amministrazione Usa) o ancor più probabilmente i russi e i servizi egiziani che cercano di porre rimedio agli ultimi anni di disastri. Il generale Haftar ha tutto l'interesse ad appoggiarsi alla tribù di Gheddafi per vincere la partita con il fantoccio dell'Onu, tal Serraj, scelto come uomo da supportare dall'Italia non si sa per ordine di chi e che ha difficoltà a governare anche il palazzo in cui risiede. L'unica nostra speranza è che la liberazione del figlio dell'ex capo tribù e dittatore locale rafforzi le prospettive di un governo forte almeno nel nord della Libia. Un accordo con un eventuale futuro dittatore sul modello di quello della Merkel con Erdogan potrebbe essere efficace. Solo così si riuscirà a limitare l'afflusso nei prossimi anni di milioni di africani nel nostro già super-antropizzato territorio. Nessun governo italiano, sia esso rappresentato da Grillo, Salvini o Renzi potrebbe fare nulla, a parte le chiacchiere di cui sono tutti capaci. Quanto all'Unione Europea continuerà a fregarsene e a lasciarci affogare nel mediterraneo. Ecco a cosa ci ha ridotti una Europa inconsistente e inesistente e una Italia politica da barzelletta: a sperare in un nuovo dittatore libico.

martedì 30 maggio 2017

Potere e demografia: il lavaggio del cervello

Per tanti anni ho creduto che la verità' della sovrappopolazione del pianeta da parte della specie Homo fosse negata dai media e dal potere per ignoranza o per vecchie posizioni antropocentriche. O per semplici motivi religiosi. Mi sbagliavo. Oggi sono convinto che dietro il negazionismo della sovrappopolazione ci siano interessi e poteri molto forti che usano la demografia come un tempo si usavano le armi e la guerra. Un enorme coacervo di poteri sta usando i tassi di natalità' per affermare un dominio economico e finanziario, politico, geostrategico, religioso, ideologico. La verità' della sovrappopolazione era stata individuata già' da Malthus e poi codificata in termini moderni da Paul Ehrlich nel suo testo base del 1968. Molti intellettuali e scienziati avevano individuato in questo il primo problema del pianeta. Anche politici, come De Gasperi, che già' nel 1951 dichiarò a Truman che l'emigrazione italiana era un problema di sovrappopolazione del paese (e parlava di un paese che aveva, allora, 40 milioni di abitanti). Del problema hanno parlato in tempi più recenti intellettuali come Pasolini, Ortese, Sartori, Ronchey, Ceronetti per limitarsi agli italiani. Ma sono sempre rimasti isolati su questo punto, visto da intellettuali e media come una stranezza e mai recepito come una denuncia. Nel 1979 il Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti dichiarò che la crescita eccessiva della popolazione era una minaccia per gli Stati Uniti e per l'intero pianeta.La guerra tra Salvador e Honduras del 1969 fu un tipico esempio di guerra generata dall'eccesso di popolazione, in quel caso infatti l'eccessiva popolazione di El Salvador costringeva all'emigrazione massiccia e illegale verso l'Honduras causando prima tensioni e poi il conflitto armato (come fu stabilito in un documento ufficiale dell'Organizzazione degli Stati americani). Ma i tempi e le opinioni sono rapidamente cambiati. Oggi la negazione del problema e' divenuta assai più forte, ha raggiunto punte di repressione quasi violenta, un vero e proprio lavaggio del cervello da parte dei media e del potere costituito. Persino il dato complessivo dei sette miliardi e mezzo di abitanti del pianeta viene silenziato e represso, dietro il mantra continuamente ripetuto: il pianeta e' vuoto, potrebbe contenere altre decine di miliardi di umani, la natalità' scende, si rischia l'estinzione. Oppure, nella variante degli esperti demografi dell'Onu: si siamo più' di sette miliardi ma tra poco arriva la transizione e la popolazione scenderà' - quindi e' sbagliato appoggiare il controllo demografico, perché' questo verra' da solo. Incredibilmente bisogna constatare che a questa demonizzazione contro chi denuncia il problema della sovrappopolazione contribuiscono i movimenti ecologisti, che nel loro vario articolarsi trovano l'unanimità' quando si tratta di silenziare il tema a loro fortemente sgradito. In questo i movimenti verdi si rivelano essere gli esecutori materiali, i capo', che attuano gli ordini repressivi da parte dei poteri finanziari, politici e religiosi dominanti.
Vediamo da vicino quali sono questi poteri e come tutti convergano verso l'interesse di silenziare il tema demografico. Le banche centrali, le grandi banche private e i poteri finanziari sono coscienti che ridurre la popolazione comporta una riduzione dei consumi e degli scambi finanziari. Ad esempio vediamo come la Banca Centrale Europea tratta il problema immigrazione, osteggiando le parti politiche che vi si oppongono. I grandi poteri finanziari intendono la globalizzazione nel suo senso più' estremo: come libero spostamento di uomini e merci senza alcun ostacolo. La globalizzazione ha abbassato il costo del lavoro e ampliato il mercato delle merci dalle ristrette piazze nazionali ai miliardi di consumatori globali. Lo sviluppo del commercio globale e' divenuto un affare sia per le banche che per le imprese in grado di competere sul mercato globale. A titolo di esempio basti vedere come una impresa nazionale come la Fiat si sia rapidamente trasformata in multinazionale dell'auto, variando produzioni e mercati su scala globale e decuplicando i profitti in pochi anni. Intere nazioni, come la Cina, hanno visto moltiplicarsi il Pil grazie alla globalizzazione. Per funzionare la globalizzazione ha bisogno di consumatori, cioè' di due ingredienti: nascite e sviluppo economico. In questa ottica e alla luce di tali interessi chi si batte per ridurre le nascite e' un sovversivo pericoloso, un anti-sistema, un nemico della democrazia, addirittura un nazista. Stranamente in epoca pre-globalizzazione, Paul Ehrlich quando pubblico' The Population Bomb, non fu mai accusato di questo. Anzi le sue posizioni furono condivise sia dagli stati, come fu per il governo americano, che dalle organizzazioni internazionali come l'Onu. Era l'epoca in cui la Cina decise la legge del figlio unico, e l'India introdusse una forte politica a favore della contraccezione con una capillare campagna in tutto il continente. Sia la Cina che l'India hanno fatto marcia indietro, non solo per motivi economici.
Gli interessi geostrategici si giocano oggi sulla demografia. Ultimamente ne ha preso coscienza la Cina. Per il governo Cinese e' divenuto strategico incrementare la demografia sia per i consumi interni sia per la competizione internazionale, in particolare con l'altra grande potenza asiatica: l'India. Il Pil cinese dopo un vertiginoso aumento in coincidenza con la globalizzazione, era entrato in stallo; gli economisti cinesi hanno individuato il problema: il figlio unico rallentava la crescita e la competitività' internazionale del grande paese. La legge del figlio unico e' stata abolita e la Cina ha cominciato una competizione con l'India che vede nella demografia l'arma principale. In un mondo globalizzato i figli non costano più' di tanto e rendono invece molto e a volte possono essere la principale fonte di reddito (come sta accadendo oggi per l'Africa). Infatti alla mancanza di lavoro e risorse locali si sopperisce con l'emigrazione che produce reddito (le remissioni dei soldi inviati in patria ai parenti) e stimola gli scambi commerciali tra nuova residenza e paesi di provenienza. In generale più' popolazione contribuisce allo sviluppo del Pil e al peso politico mondiale.
I poteri religiosi hanno un uguale interesse a combattere il controllo delle nascite. Vediamo come esempio la politica del Vaticano. Tradizionalmente il Vaticano ha appoggiato sempre i cattolici americani, basti pensare alla comunità' Irlandese nord americana di cui facevano parte i Kennedy e Reagan. La politica anti aborto e anti contraccezione e' stata la bandiera di questi interessi. Oggi la demografia e' la più' potente arma che porta aventi il potere vaticano: e' in atto una profonda trasformazione in senso cattolico della cultura e della società nord-americana, sull'onda della massiccia immigrazione sud americana e messicana e dei tassi di natalità' di queste comunità'. Quanto forti siano questi interessi si puo' constatare dalla foto del papa insieme al presidente Trump che vuole alzare il muro con il Messico: il papa e' manifestamente irritato e negativo verso il suo ospite che cerca nervosamente di sorridere. Illustra perfettamente il conflitto di interessi. Anche l'islamismo e gli stati islamici hanno interesse alla demografia; da alcuni decenni questa ne e' l'arma principale e lo dichiarano. Recentemente Erdogan ha raccomandato agli immigrati turchi in Europa di fare almeno cinque figli a coppia. In Israele una guerra sotterranea si sta combattendo sui tassi di natalità: i palestinesi puntano a sorpassare i residenti ebrei. Sulla natalità' contano anche Arabia Saudita e Iran rispettivamente per le confessioni sunnita e sciita, in conflitto tra loro. Tutte le nazioni del nord africa e del medio oriente puntano sulla natalità' per aumentare il loro peso politico in occidente e aumentare gli introiti economici con le rimesse degli emigrati e i mercati. Le moschee in piena diffusione in europa sono solo la rappresentazione iconica di questa espansione demografica. In tutta l'Africa si assiste al conflitto tra islam e cattolici e altre confessioni( riformati, ortodossi). Spesso dietro i conflitti religiosi si nascondono interessi politici che a volte sfociano in vere guerre, anche per il possesso delle risorse locali. Nella loro variante etnica e tribale questi conflitti sono basati sui tassi di natalità: a più nascite corrispondono più poteri e più peso politico. L'esplosione demografica africana ha risvolti commerciali a cui sono interessati sia la Cina che i produttori di petrolio. I paesi dell'OPEC puntano sul mercato africano e sulla ripresa della natalità in Asia per riportare in alto le vendite e i prezzi del petrolio. Ogni discorso sul controllo demografico e' un ostacolo al mercato mondiale di idrocarburi.
La Sinistra e la Destra sia nella vecchia che nella nuova versione (Liberal o populisti) usano anche essi la marea spermatozoica per i rispettivi obiettivi ideologici. La sinistra vede nella crescita delle popolazioni povere e nelle migrazioni occasione di redistribuzione economica e distruzione del vecchio sistema capitalistico basato sugli stati. L'immissione massiccia della povertà nelle società occidentali mette in crisi un modello che ha resistito a tutti i precedenti attacchi del marxismo. Ciò che non è riuscito a Marx e ai suoi epigoni, potrebbe riuscire alla demografia. Per i nostalgici della rivoluzione il mondo massificato e senza storia dei dieci miliardi di umani è la realizzazione di un ideale che sembrava fallito. Attraverso la società di massa globale si spera in un appiattimento generale che ci renda tutti più uguali: tutti consumatori degli stessi prodotti di massa. E anche per gli anarchici si sta in fine realizzando il loro sogno di distruzione dello Stato, almeno nella versione dello stato nazionale. Quello che non era riuscito al socialismo e al comunismo potrebbe riuscire per la marea montante della sovrappopolazione mondiale. Un indistinto cupio dissolvi spinge i liberal verso una nuova società sconosciuta e imprevedibile, ma di certo diversa dalla vecchia società delle nazioni ricche d'occidente. La destra vede dal canto suo nella natalità un modo per riaffermare la nazione con le sue tradizioni all'interno dei vecchi confini. E' come se il numero potesse ridare un ruolo ad una civiltà in agonia. In questo i populisti non sono diversi dall'ideologia natalista dominante.
Tutti questi poteri hanno grande interesse a silenziare il problema demografico. In occidente la repressione contro chi osa accennarvi ha raggiunto punte di violenza e allo stesso tempo di raffinatezza. Viene effettuato un vero e proprio lavaggio del cervello basato su un concetto di fondo: l'antropocentrismo solidaristico. I grandi gruppi finanziari e le grandi imprese multinazionali (tra esse spiccano quelle dell'informatica) finanziano ong che, dietro l'apparenza del solidarismo, incoraggiano la natalità. Vengono finanziate campagne pubblicitarie che ripetono ossessivamente messaggi e video che attraverso i media entrano nelle nostre case tutti i giorni. In questi spot viene lanciato un messaggio subliminare: il futuro è pieno di bambini, nascere è bello, il mondo è di chi prolifica, fare bambini è il senso della vita, opporsi alla natalità è opporsi alla vita. Questi messaggi vengono nascosti all'interno di spot apparentemente dedicati a reperire finanziamenti o vendere prodotti. Anche una banale reclame per una marmellata o per un pannolino nasconde una ideologia, l'ideologia del fare figli, sempre più figli. Ogni video è un video antropizzato, in cui le immagini mostrano un mondo che non ha senso senza l'uomo ed esiste solo per essere utilizzato dall'uomo. Quando sono rappresentati paesaggi o ambienti naturali si percepisce la finzione: la natura e gli animali esistono in quanto è l'uomo che attraverso i suoi prodotti li fa esistere e da loro un senso. Il mulino bianco sta lì per dare i biscotti ai nostri bambini, il cane scondinzola per far sorridere la famigliola rinchiusa nella sua scatola di cemento nel pollaio da allevamento che sono diventate le nostre città, la strada di montagna sta lì per dimostrare le qualità dell'ultimo Suv superinquinante. Tutti ridono felici, tutti sono nel paradiso dei consumatori, un paradiso dove non si muore mai perché il supermercato rimarrà sempre aperto. Sembra quasi che il problema ambientale si risolva in una favola: tutto finirà bene se ti unisci a noi consumatori. Se compri migliora l'ambiente. L'inquinamento svanirà se tutti partecipiamo al grande gioco dei consumi. Tutto è Homo e tutto è per Homo. Un lupo o una volpe non fanno acquisti, sono solo fantocci di un mondo antropizzato. Un bimbo che sorride ha perso ogni appartenenza, non ha luogo di nascita non ha storia non ha cultura: quello che conta, l'unica cosa che conta è che è un futuro consumatore e già da piccolo chiede acquisti a tutta la famiglia. Il bimbo ride perché consuma. E se piange è perché non consuma, come tanti bimbi africani. Ma tu dacci i soldi e ci pensiamo noi a renderlo come voi. Questi sono i messaggi. In questa visione antropocentrica non c'è posto per chi denuncia il problema della sovrappopolazione, per quei pochi che riescono a vedere dove ci sta portando la follia natalista e consumista. L'emarginazione è stata tentata all'inizio: Ehrlich un pazzo fobico, Lester Brown un visionario, Konrad Lorenz un tipo strano, Elisabeth Kolbert una paranoica, Stephen Emmott uno che da i numeri. Ma oggi l'emarginazione non basta più e si è passati alla demonizzazione, alle accuse di estremismo, di anti umanesimo, perfino di nazismo. Eppure è tutto il contrario. Il nuovo paradigma ecologico non potrà che essere di rientro demografico. E' proprio una politica di controllo della natalità umana che consentirà una esistenza umana, che eviterà disastri naturali, guerre e mortalità da eccesso demografico come fame, carestie, malattie diffusive, trasmigrazioni di interi popoli.Essere umani oggi, essere in favore dell'uomo significa essere denatalisti. Il nazista è chi ci vuole massificare e sradicare dal pianeta, per farci inquinatore unico di massa. L'unica prospettiva umana è il rientro. Un rientro che permetta di bloccare gli eccessi di consumi, l'inquinamento, il riscaldamento globale, la predita delle foreste, l'espansione di megalopoli e cemento: di darci insomma un mondo più umano. Perché l'uomo non è il padrone della Terra, ma un componente di un sistema naturale in cui tutte le specie viventi giocano un ruolo essenziale.

venerdì 26 maggio 2017

Vaccinazioni e incongruenze

Allora cerchiamo di ricapitolare alcuni punti in tema di malattie infettive e vaccinazioni in Italia. Il Ministero della sanità ci rassicura che i casi di meningite da meningococco in Italia sono in linea con quelli degli anni scorsi, e sono stabili da decenni. Bene, ma allora, se non ci sono aumenti di casi in corso, perché inserire la vaccinazione antimeningococco B e C tra quelle obbligatorie con il recente decreto legge?
Sempre al riguardo del vaccino anti-meningite ci viene detto che non è vero che il meningococco ci venga portato dai migranti dell'area africana (soprattutto zona sub-sahariana). Lì ci sono molti casi di meningite ma non hanno nulla a che vedere con i casi in Italia (dove prevalgono i ceppi B e C) in quanto i casi africani sono da ceppi e sottogruppi diversi dai nostri, è il mantra che continuamente ci ripetono giornalisti, politici ed esperti del ministero. Bene, ma allora perché se uno va sul sito "Viaggiaresicuri" del Ministero degli Esteri vi trova che per viaggiare nell'Africa sub-sahariana è necessario vaccinarsi contro il meningococco B e C?
Per quanto riguarda il morbillo ci dice il Ministro della Sanità che ci sono 2000 casi solo in questi primi mesi del 2017 a fronte dei 200 dell'anno scorso. Anche in questo caso la colpa, dice il Ministro, è degli Italiani che non si vaccinano, pertanto viene introdotta l'obbligatorietà per i bambini. L'obbligo, spiegano, serve non solo a proteggere dalla malattia ma anche a ridurre i portatori del virus che spesso alberga nei non vaccinati. Con una certa demagogia ci viene spiegato che vaccinarsi è un obbligo sociale perché protegge anche i bambini e adulti sensibili per immunodeficienza e in ogni caso riduce l'incidenza e le complicazioni, tra cui le invalidità permanenti (ad esempio per encefalite) e la mortalità da morbillo. Vaccinando tutti i bambini e diminuendo il numero complessivo dei non vaccinati, ci spiegano, si riduce la circolazione del virus. Anche a questo scopo viene introdotta l'obbligatorietà. Benissimo.
Ma sempre leggendo il sito Viaggiareinformati del Ministero degli Esteri si scopre che il morbillo è endemico in varie zone dell'Africa e del Medio Oriente e per recarsi in quei paesi è necessario vaccinarsi. Vuoi vedere allora che l'aumento di casi in atto in Italia viene sia a causa degli italiani che non si vaccinano, sia da coloro che immigrano illegalmente senza essere soggetti a controllo sanitario e obbligo alla profilassi vaccinale? Che l'immigrazione possa portare il morbillo lo testimonia una legge dell'Arabia Saudita, paese che riceve ogni anno centinaia di migliaia di pellegrini alla Mecca e dove il politicamente corretto non vige. L'Arabia, si scopre leggendo le regole per il pellegrinaggio, prevede l'obbligo per il pellegrino di vaccinarsi contro il morbillo e di fornire alle autorità locali il certificato di avvenuta vaccinazione.
Come mai il Ministero italiano introduce l'obbligo di vaccinarsi per i bambini italiani e lo raccomanda per molti adulti a rischio e non prevede nessun obbligo per chi arriva nel nostro paese sui barconi? Perché non si fa come in altri paesi che vaccinano obbligatoriamente i richiedenti asilo? Demagogia dopo demagogia siamo l'unico paese al mondo che prevede l'obbligatorietà per i propri cittadini per ben dodici vaccinazioni con gravi pene per i non adempienti, tra cui la perdita della genitorialità. Molti paese europei non hanno alcuna vaccinazione obbligatoria, tra cui Inghilterra, Austria e Germania. La Francia prevede l'obbligo per solo 4 vaccini. Il Belgio per uno. Negli Stati Uniti sette vaccini sono raccomandati per l'iscrizione nelle scuole, ma sono ammesse deroghe per credenze religiose o filosofiche (non sono previste sanzioni). L'Italia è il paese con il più alto numero di obblighi vaccinali per i suoi cittadini, e nessun obbligo sanitario per chi è illegale, a cui è riservato solo un superficiale ed inefficace controllo di scabbia e altre malattie cutanee, unendo ad una abissale inefficienza una altrettanta abissale arroganza di stato. Si concedono a gogo diritti e assistenza, ma non si sottopongono a controlli sufficienti e a obblighi vaccinali i migranti lasciando -all'italiana- che operatori della marina e ong si proteggano con mascherine e tute anticontagio, e abbandonando poi il resto della popolazione ai rischi di un mancato controllo sanitario. Quanti di quelli che arrivano sono già vaccinati? Con quale sicurezza sanitaria immettiamo nel nostro paese persone provenienti da aree endemiche (tbc, poliomielite, meningite, aids, morbillo, lehismaniosi, ecc.)senza alcuna profilassi? Il tema della vaccinazione e rigorosi controlli sarebbe un buon esempio di concessione di diritti in cambio di doveri.

martedì 23 maggio 2017

La Riserva Selvaggia in Europa

Patrice Longour con un bisonte nella sua Riserva di Thorenc
La Riserva del delta del fiume Okavango, in Botswana, sta diventando un arido deserto. Eppure era un paradiso quando la vide per la prima volta il veterinario francese Patrice Longour, ecologista innamorato dell'Africa. Fu lui a darsi da fare per salvare la riserva , per proteggere gli animali selvaggi, tra cui Leoni e Ippopotami, in pericolo. Ma la Grande Riserva del Delta dell'Okavango stava morendo per cause più' grandi di lui e delle sue possibilità'. L'acqua del fiume era sempre di meno, la terra sempre più' arida e le piante e la foresta stavano morendo lasciando un deserto assetato. Il riscaldamento globale e la maggiore richiesta di acqua da parte di una popolazione in crescita esplosiva stavano prosciugando il fiume, facendo morire di sete gli animali e distruggendo la vegetazione. Il Botswana non fa eccezione rispetto agli altri paesi africani, ha una popolazione che cresce rapidamente e ha bisogno di cibo e soprattutto acqua. Le donne fanno ancora dai sette ai dieci figli ciascuna. Nessuno gli da limiti, ne il governo ne le organizzazioni religiose o laiche che dovrebbero educarle. Anzi negano a loro il diritto alla contraccezione, per assurdità' di precetti religiosi o peggio ideologici. Il risultato e' disastroso. Le città' dell'interno , o sarebbe meglio parlare di bidonville visto che la povertà' e la fame la fanno da padroni,hanno una popolazione che non sa più' dove reperire il minimo necessario a sopravvivere e la gente fugge nell'emigrazione o si trasferisce in massa sulle rive del fiume in cerca di acqua per mantenersi in vita, mentre per il resto manca tutto: lavoro, case, cibo, mezzi di trasporto, medicine, servizi. Manca tutto, ma la gente cerca l'acqua. Si e' cercato un accordo con la Namibia che di acqua ne ha di più' ma poi e' saltato tutto e ora si rischia un conflitto per l'acqua. Ci sono stati scontri a fuoco al confine e la lotta per l'acqua e' solo all'inizio. Tutto questo è avvenuto nella indifferenza dei governanti del Botswana, che non hanno mai accettato la riserva se non come occasione di guadagno dal turismo. In queste condizione Patrice Longour ha dovuto abbandonare la lotta, ma un funzionario del governo del Botswana gli ha dato un'idea. Come racconta Longour, il funzionario africano, in risposta alla sua richiesta che il governo locale provvedesse a salvare la riserva con gli animali e la foresta, gli rispose con una frase che lo colpi':" noi abbiamo bisogno del fiume, ne ha bisogno la gente per sopravvivere. La riserva non ci serve. Ma se tieni tanto alla riserva, perché' non la vai a fare a casa tua? Falla in Francia la riserva e lasciaci in pace".
Patrice ci penso' su. Forse il funzionario del Botswana aveva ragione. Forse anche la Francia, la civilissima Francia, la patria dell'Illuminismo e della democrazia occidentale, aveva bisogno di una riserva. Ma una riserva vera, non una scusa par turisti: una riserva che proteggesse animali selvaggi in via di sparizione in Europa, che avesse una adeguata estensione in ettari, che servisse non all'uomo, ma all'ambiente e agli animali , e non fosse solo apparenza. Invece di imporlo agli Africani forse era giusto che gli europei guardassero la trave nei propri occhi e imponessero a se stessi il rispetto e la salvaguardia per le specie che stiamo distruggendo. Pretendiamo che gli africani ci mantengano integri i paradisi terrestri del loro continente con la fauna e la flora originaria di un ambiente unico, ma poi in casa nostra cementifichiamo tutto e ce ne infischiamo dei paradisi, creando un ambiente avvelenato che e' un vero e proprio inferno sulla terra. Patrice accetto' la sfida e torno' in Francia con lo scopo di creare una grande riserva che salvasse animali europei in pericolo per l'azione distruttiva dell'uomo. L'idea di fondo per Patrice era questa: le riserve africane sono un modo per rispettare e preservare la natura in un momento in cui la crescita umana e i consumi che comporta stanno mettendo in pericolo ambiente e le specie animali originarie. A maggior ragione questo e' necessario in un continente come l'Europa massicciamente antropizzato, dove di naturale è rimasto poco. Selvaggio poi per noi europei ha un significato quasi spregiativo, mentre ci sembra civile tutto ciò che è costruito ed artificiale. Una ideologia devastante che ci sta portando alla distruzione del territorio e a porre in pericolo l'uomo stesso, oltre agli animali. Ma l'intento del veterinario francese non era quello di fare l'ennesimo parco ad uso turistico, una operazione commerciale e un modo più' soft di antropizzare. L'intento era quello di fare una riserva vera nel continente europeo che restituisse un territorio ancora incontaminato, la sua flora e la sua fauna, al suo senso originario. Dopo dieci anni di una lotta estenuante contro la burocrazia, contro gli scettici,contro mille difficoltà', Patrice Longour instancabile veterinario di 56 anni, ha convinto sua moglie, Alena, e pochi amici a seguirlo. Ha parlato con tanti amanti della natura, con i politici e con gli investitori, ed e' riuscito a superare l'inerzia dell'amministrazione, convincendo anche un ministro dell'Ecologia. Longour e' andato a cercare un ambiente naturale del sud della Francia e vi ha portato specie selvaggie europee in pericolo come il bisonte europeo, cervi, cavalli di Przewalski, camosci, l'aquila reale e molte altre,libere di vivere in un ambiente unico con praterie e boschi per una estensione di 700 ettari. La riserva si trova a Thorenc nei pressi di Andon nella Provenza, tra le Alpi e la costa azzurra. Oggi, dati i risultati positivi dell'integrazione della fauna selvatica in questo ambiente del sud della Francia, il Dr. Patrice Longour intende estendere il suo progetto ambientale, in particolare dove l'agricoltura moderna non può garantire la sopravvivenza delle aziende agricole tradizionali. Longour ha creato un modello di "ritorno alla natura" in un continente che finora ha visto solo crescere il cemento e la presenza umana. Ha accettato per la sua riserva una quantità' ridotta di visitatori, non con intenti commerciali ma allo scopo di finanziare il progetto; il parco e' più che altro rivolto a favorire l'attività' di ricercatori ed etologi interessati alla protezione delle specie selvatiche europee rimaste. La sua è un'idea nuova: un'idea africana in Europa. Una idea semplice e rivoluzionaria perché si basa su un no netto all'antropizzazione del territorio come modello unico. Un modo concreto per uscire dal modello consueto della urbanizzazione consumistica come unica idea di sviluppo per l'Europa. Un'idea africana per dare ad un continente cementificato una nuova speranza.